Schelling
By Mariagrazia Portera, AA.VV. and Armando Torno
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Schelling - Mariagrazia Portera
PANORAMA
Immagine seguita da didascaliaFriedrich Schelling in una incisione tratta da un dipinto di Joseph Karl Stieler, 1835.
IL PERSONAGGIO
Nell’ Anticristo , Friedrich Nietzsche mosse una serie di accuse all’idealismo tedesco:
"TRA I TEDESCHI MI SI COMPRENDE SUBITO QUANDO DICO CHE LA FILOSOFIA È GUASTATA DAL SANGUE DEI TEOLOGI. IL PRETE PROTESTANTE È NONNO DELLA FILOSOFIA TEDESCA, IL PROTESTANTESIMO STESSO È IL PECCATO ORIGINALE DI QUESTA FILOSOFIA. DEFINIZIONE DEL PROTESTANTESIMO: L’EMIPLEGIA DEL CRISTIANESIMO — E DELLA RAGIONE […] BASTA PRONUNZIARE LA PAROLA «SEMINARIO DI TUBINGA», PER CAPIRE CHE COSA SIA, IN FONDO, LA FILOSOFIA TEDESCA, UN’INSIDIOSA TEOLOGIA […] GLI SVEVI SONO I MIGLIORI MENTITORI DI GERMANIA, ESSI MENTONO INNOCENTEMENTE.a"
L’«insidiosa teologia» con cui il pensatore dello Zarathustra definiva la filosofia tedesca aveva dimorato, secondo lui, in quel «seminario di Tubinga», più noto come Tübinger Stift (abbazia), che per alcuni anni, dal 1790, ospitò, nella stessa camera, i giovani Georg Friedrich Wilhelm Hegel, Friedrich Wilhelm Joseph Schelling e Friedrich Hölderlin, futuro poeta-filosofo. Aggettivi a parte, è vero che questo solido e squadrato edificio della città universitaria tedesca, ancora oggi una sede di studi superiori, fu l’incubatrice di una buona parte dell’idealismo tedesco, che insieme alle Critiche kantiane condensò in pochi decenni, come sottolinea il filosofo e psicoanalista sloveno Slavoj Žižek, «un periodo di straordinaria tensione e intensità per il pensiero: in questo breve lasso di tempo è accaduto più che in secoli, se non in millenni, di normale
sviluppo del pensiero umano».b
Lo Stift di Tubinga, dove Schelling studiò insieme a Hegel e a Hölderlin, in una stampa del 1816.
Lo Stift ospitava la facoltà di Teologia e rappresentava all’epoca, fisicamente e spiritualmente, un baluardo difensivo dell’ortodossia luterana. I suoi teologi si dedicavano all’adattamento dei postulati delle Critiche kantiane per rinforzare queste posizioni; per esempio collegando i concetti kantiani di Dio, libertà e immortalità alle dottrine della Rivelazione.
I tre allievi dello Stift non tardarono a prendere le distanze da questa operazione filosofico-teologica che finiva per snaturare il pensiero del filosofo di Königsberg; a ciò bisogna aggiungere che non erano affatto dei convittori-modello, piuttosto insofferenti alla rigida disciplina che vigeva nell’edificio, tanto da subire anche pesanti reprimende. Salutarono con entusiasmo la Rivoluzione in Francia, tenendosi informati attraverso giornali francesi la cui lettura era proibita allo Stift, e insieme ad altri compagni eressero un albero della libertà, uno dei simboli dell’ideologia liberale repubblicana, di cui molti esemplari stavano sorgendo rapidamente nelle città europee. A Tubinga capitò anche, di passaggio, nel 1793, Johann Gottlieb Fichte (ma non esistono prove che avesse incontrato i futuri suoi colleghi), che cronologicamente si considera il primo postkantiano in senso idealista.
Immagine seguita da didascaliaSchelling a venticinque anni, nel 1800.
I filosofi dello Stift si proponevano quindi di preservare l’originale spirito kantiano dai travisamenti dei teologi, e nello stesso tempo di superare alcuni problemi sollevati dal pensatore di Königsberg, ritenendo che fossero rimasti insoluti. In particolare, il dualismo cognitivo: Kant non aveva dimostrato l’applicabilità dei concetti a priori alle sensazioni ricevute dalla realtà, e quindi la possibilità di una conoscenza oggettiva di quest’ultima in senso empirico. Per ricollegare le due parti della realtà che Kant aveva diviso, occorreva quindi elaborare un pensiero che recuperasse il senso intimo delle cose, costruire una filosofia completa della realtà in base agli indizi che Kant aveva dato del soggetto trascendentale. Si doveva trattare di una nuova metafisica che non si opponesse a Kant, ma che si sviluppasse partendo dalla sua filosofia; un sistema della rappresentazione e del pensiero che coincidesse con l’organizzazione della realtà. Questa operazione era stata avviata indipendentemente anche da Fichte, che all’epoca insegnava già a Jena.
Per tutto l’Ottocento e il primo Novecento, la triade Fichte, Schelling, Hegel fu vista secondo una prospettiva che individuava nei primi due pensatori degli idealisti minori
, sorta di battistrada di Hegel e della sua monumentale figura e opera. In molti manuali scolastici i due sono stati a lungo associati in tale modo, anche quando, svariati decenni fa, è emersa una nuova lettura delle loro opere, soprattutto di quelle di Schelling, la quale ha rivalutato il ruolo fortemente anticipatore del suo pensiero su temi che verranno sviluppati solo un secolo più tardi. Non a caso, in alcuni recenti testi di storia della filosofia, Schelling è collocato dopo Hegel e non prima.
L’avvio di questo percorso schellinghiano è documentato da una famosa lettera che egli scrisse a Hegel nel gennaio del 1795, e nella quale affermava che Kant aveva fornito i risultati ma non le premesse del suo edificio filosofico, le quali andavano appunto ricercate.
E un mese dopo, in un’altra lettera a Hegel, annunciava:
"LA FILOSOFIA DEVE INCOMINCIARE DALL’INCONDIZIONATO […] PER ME IL PIÙ ALTO PRINCIPIO DELLA FILOSOFIA È L’IO PURO, ASSOLUTO, CIOÈ L’IO IN QUANTO SOLO IO, NON DETERMINATO ATTRAVERSO GLI OGGETTI, MA POSTO DALLA LIBERTÀ. L’ALFA E L’OMEGA DI OGNI FILOSOFIA È LA LIBERTÀ.c"
Immagine seguita da didascaliaFriedrich Schelling nel dipinto originale di Karl Stieler. Olio su tela del 1835, Neue Pinakothek, Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Monaco.
All’epoca Schelling aveva vent’anni e aveva già scritto il suo primo testo filosofico, Sulla possibilità di una forma della filosofia in generale. In breve incominciò a prendere le distanze anche da Fichte, che pure inizialmente ammirava molto. Infatti, mentre quest’ultimo faceva risalire il «principio incondizionato» alla consapevolezza di sé, al pensiero, sulla scia della filosofia cartesiana che aveva posto il cogito come principio primo, il nostro autore non riteneva che l’essere derivasse dal pensiero, dall’Io, bensì che l’Assoluto fosse un’unità indifferenziata di Io e non-Io, di soggetto e oggetto, di spirito e natura. Da Schelling, la natura non viene vista, come nel pensiero illuminista, come qualcosa di esterno
all’uomo, regolato da principi meccanicistici, e neppure, nella visione teologica-teleologica, come il risultato di una causa divina, bensì come un organismo vivente, dotato di auto-organizzazione, una natura creativa
, un «analogo della ragione» dalla quale proviene lo spirito. Scriveva nel Sistema dell’idealismo trascendentale:
"CIÒ CHE CHIAMIAMO NATURA È UN POEMA, CHIUSO IN CARATTERI MISTERIOSI E MIRABILI. MA SE L’ESSERE SI POTESSE SVELARE, NOI VI CONOSCEREMMO L’ODISSEA DELLO SPIRITO, IL QUALE, PER MIRABILE ILLUSIONE, CERCANDO SE STESSO, FUGGE SE STESSO. LA NATURA PER L’ARTISTA È NON PIÙ DI QUELLO CHE È PER IL FILOSOFO, CIOÈ SOLO IL MONDO IDEALE CHE APPARISCE TRA CONTINUE LIMITAZIONI, O SOLO IL RIFLESSO IMPERFETTO DI UN MONDO, CHE ESISTE, NON FUORI DI LUI MA IN LUI.d"
E come afferma il filosofo Peter Sloterdijk:
DI FATTO, COME UN GINECOLOGO ENTUSIASTA, IL GIOVANE FILOSOFO SI METTE ALL’ASCOLTO PREMENDO L’ORECCHIO CONTRO IL VENTRE DELLA NATURA INCINTA DELLO SPIRITO, PER PROVARE ALL’INTERNO DI QUESTA LA PRESENZA DELLE PULSAZIONI CARDIACHE DELLA COSCIENZA DI SÉ NON ANCORA MESSA AL MONDO.
Caroline Michaelis (1763-1809), moglie del poeta August Wilhelm von Schlegel, da cui ha divorziato per sposare Schelling. Dipinto di Johann Friedrich August Tischbein, 1798, Archivi della famiglia Otto Kramer.
Aggiungendo che «in questa sua conversione alla filosofia della natura, Schelling ha scoperto il motivo di questo passato della coscienza che apre delle possibilità e senza il quale le categorie determinanti, per il pensiero della modernità, che sono l’inconscio e l’evoluzione cognitiva, non esisterebbero».e
Questi concetti erano già stati esposti, in embrione, dal nostro autore, nelle Lettere filosofiche su dommatismo e criticismo, pubblicate a partire dal 1795, che segnano il passaggio alla filosofia della natura e dell’identità, e nelle quali tra l’altro egli non rinuncia a inviare messaggi al vetriolo contro i teologi di Tubinga, dimostrando di non essere un teologo sotto spoglie filosofiche
come avrebbe affermato Nietzsche.
Il problema dell’unità dei contrari, dell’Io e del non-Io, del conscio e dell’inconscio, della soggettività e dell’oggettività, fu poi
