L'ingrediente del desiderio (eLit)
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ROMANZO INEDITO
Lottie Rosemount sapeva in cuor suo che un giorno avrebbe rivisto Rob Beresford, l'arrogante celebrity chef che anni prima l'aveva licenziata dalla sua cucina. Tuttavia, non è preparata a incontrarlo in quella esclusiva galleria d'arte di Londra, dove è stata incaricata del catering. Lui non la riconosce e, anzi, la scambia per una critica d'arte, scatenando una serie di equivoci dalle conseguenze imprevedibili.
Nina Harrington
Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.
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L'ingrediente del desiderio (eLit) - Nina Harrington
1
Rob Beresford scese dalla limousine di fronte a una delle gallerie d'arte più prestigiose nel cuore di Londra, drizzando le spalle possenti in modo da attirare l'attenzione di chiunque lo vedesse. Poi si passò una mano tra i capelli scuri e ondulati che gli arrivavano quasi alle spalle in una mossa perfezionata per mettere in mostra ciò che, secondo il reparto marketing degli Hotel Beresford, era la sua qualità migliore.
«Fa' in modo che le tue innumerevoli fan ti vedano dalle spalle in su» gli diceva sempre la sua agente, Sally. «Hai un profilo magnifico!»
Ah, le gioie dell'autopromozione.
Dopo vent'anni nell'industria alberghiera, Rob sapeva cosa la stampa voleva da lui, nel bene e nel male, e i giornalisti lo adoravano per questo.
Peccato che i paparazzi vendessero di più quando Rob giocava a fare il masterchef ribelle piuttosto che nelle innumerevoli occasioni in cui era impegnato in cucina a creare ricette stellate per i ristoranti della catena di alberghi di famiglia.
Volevano assistere a una delle sue celebri sfuriate, quando perdeva le staffe per un insulto qualsiasi alla sua famiglia o alle sue ricette, spaccando una telecamera o facendo a pugni con qualcuno.
Il Rob Beresford che faceva notizia era il giovane e famigerato chef, noto per aver cacciato in malo modo dal ristorante il più famoso critico gastronomico di Chicago, che aveva osato lamentarsi del grado di cottura della sua bistecca.
A volte Rob era abbastanza stanco o annoiato da lasciarsi provocare, finendo per pentirsi amaramente delle sue risposte taglienti.
Ma quella sera no.
Per una volta, non era chiamato a celebrare il nome dei Beresford, promuovere il suo programma televisivo o i suoi libri di cucina di grande successo. Era la serata di qualcun altro e lui doveva solo recitare la sua parte in attesa dell'arrivo della star.
Quella sera doveva farsi amare dalla folla, pubblicizzare la galleria d'arte e l'artista che era stata scelta per la mostra d'inaugurazione. La pittrice Adele Forrester. Sua madre.
Ma dentro i suoi abiti firmati tremava. La fronte imperlata di sudore nonostante il piacevole fresco di una serata di giugno, Rob si sforzò di nascondere la tensione con un ampio sorriso. Non voleva mostrare ai fotografi in prima fila che anche il grande Rob Beresford poteva essere nervoso.
Temeva ogni istante delle ore successive; non sarebbe riuscito a rilassarsi finché non fosse tornato con sua madre in albergo dove, lontani dai flash dei fotografi, avrebbero festeggiato il successo della mostra.
Il piano gli era sembrato tanto semplice: sarebbero arrivati insieme, lei avrebbe sorriso ai fotografi per poi entrare nella galleria con Rob, seguita dagli applausi dei suoi fan e degli appassionati d'arte. Una madre celebre, un figlio orgoglioso. Perfetto, no?
Solo che non era andata così.
La settimana precedente si era rivelata un susseguirsi incalzante di impegni, e all'ultimo sua madre si era presa un raffreddore spaventoso che, unito a un attacco di nervi per la mostra imminente, l'aveva messa al tappeto.
In realtà, fino a un'ora prima, Rob credeva di esserci riuscito; sua madre era pronta e sorridente, felice che, dopo otto lunghi anni, i suoi quadri sarebbero stati di nuovo esposti al pubblico. Poi però si era accorta della folla di giornalisti che l'aspettavano e, pallida e sconvolta, si era rifugiata di nuovo in camera, cercando di soffocare il panico. Eppure si era ostinata a sostenere di essere in grado di affrontare la serata da sola, senza l'aiuto del figlio.
Rob conosceva sua madre fin troppo bene, quindi l'aveva preceduta in limousine mentre lei cercava il coraggio di fare quei pochi passi, di farsi vedere e fotografare. L'idea che la sua bellissima madre non si sentisse degna della folla che l'attendeva gli faceva ribollire il sangue.
Quegli sciacalli non avevano idea di quanta strada avesse fatto per sentirsi pronta a presenziare una mostra dei suoi quadri.
Quindici anni prima, Rob le aveva fatto una promessa: si sarebbe preso cura di lei a qualunque costo. Una promessa che aveva mantenuto, e che avrebbe continuato a mantenere, nonostante avesse inciso fortemente sulla sua vita e le decisioni che era stato costretto a prendere.
Aveva soggiornato negli alberghi Beresford nelle città con i migliori ospedali psichiatrici del paese, rifiutando incarichi prestigiosi in altri ristoranti per assicurare a sua madre un ambiente stabile quando ne aveva bisogno. Non che lei amasse troppo le grandi città, anzi. Quante volte Rob aveva dovuto gettare tutto al vento per accompagnarla presso il ritiro artistico di turno, perché non era in grado di restare da sola. Sua madre era una donna meravigliosa, ma soffriva di un disturbo maniaco-depressivo, che la portava dall'euforia alla disperazione da un momento all'altro. Percorrere un tappeto rosso con un sorriso non era, tutto sommato, un prezzo troppo altro da pagare.
Rob studiò i fotografi ammassati alle barriere, rivolgendo un cenno di saluto ai paparazzi che lo seguivano di evento in evento. Schiere di fan reclamavano un autografo, e i flash balenavano ovunque. Tutti volevano una foto con l'uomo che, ancora una volta, era candidato al premio Chef dell'Anno.
Si voltò da una parte all'altra, assicurandosi che il manifesto per la mostra di Adele Forrester fosse sempre in bella vista. Indossava una camicia candida di seta e un completo scuro ma, come da consuetudine, niente cravatta, troppo convenzionale per i suoi gusti. Con una mano in tasca, sollevò l'altra a salutare la folla, sfoggiando l'aria arrogante che si aspettavano tutti da lui. Aveva impiegato dieci anni a perfezionare quell'immagine, ed era arrivato il momento di sfruttarla per aiutare sua madre. Con un sorriso stampato sulle labbra, iniziò a firmare autografi e posare per le foto con i fan, mentre la folla impazziva alle sue spalle. Rob avanzò a passo lento, firmando un poster, un ricettario e ancora un altro poster.
Poi, inevitabilmente, iniziò la raffica di domande.
«Si presenterà anche Adele, o se l'è squagliata come l'ultima volta?»
«Dove hai nascosto tua madre, Rob?»
«L'hai lasciata in quel centro di cura? Altro che ritiro artistico...»
«È vero che sarà la sua ultima mostra? Che non vuole più dipingere?»
Lo assillavano da ogni lato, nella speranza di suscitare una sua reazione. Volevano provocarlo, vederlo dare in escandescenze.
Qualche anno prima, Rob l'avrebbe fatto, fregandosene delle conseguenze. Ma quella sera non era lui il protagonista, per cui finse di non sentire le domande sempre più insistenti. Sulla porta della galleria, posò per le foto di rito prima di voltare le spalle alla folla e scomparire all'interno. Si fermò nell'atrio sfarzoso per riprendere fiato, notando che la maggior parte degli invitati era già arrivata. L'anteprima della mostra di Adele era l'unica occasione offerta ai critici d'arte di ammirare le sue opere prima dell'apertura della galleria al pubblico. Il problema era che, in occasione dell'ultima mostra a Toronto, proprio gli stessi critici si erano avventati su di lei come un branco di lupi inferociti.
Il collasso di sua madre in pubblico era stato abbastanza traumatico, ma vedere le immagini del suo viso sconvolto in prima pagina aveva ulteriormente peggiorato la situazione.
Anziché difendere la sua fragile creatività, i critici l'avevano condannata per lo stile di vita sopra le righe che, a detta loro, era un pessimo esempio per i giovani artisti.
Ma tutto questo era successo otto anni prima.
Un mondo diverso, visi diversi, e un diverso approccio alla malattia mentale. O almeno, questo sperava Rob.
Aveva appena accettato una flûte di champagne da un cameriere, quando si accorse del proprio riflesso.
Lo sguardo cupo e tenebroso, la mascella serrata, i lineamenti duri e mascolini... Sembrava un pugile, non un amante delle belle arti! Forse non era il caso di spaventare i critici prima che avessero occasione di ammirare i quadri. Tanto più che al momento sembravano intenti a gustarsi i cocktail di benvenuto.
Guardandosi intorno, si rese conto di essere in trappola, a meno che non ci fosse un'uscita secondaria dalla cucina. A meno che... Sì! C'era una persona che si era presa il tempo di guardare i quadri in attesa che venisse servito il rinfresco.
Una bionda molto carina. Anzi, uno schianto. Era seduta in disparte in fondo alla galleria, lontana dalla folla, totalmente persa nel quadro che aveva di fronte.
Rob si allontanò dagli altri invitati e iniziò a percorrere la galleria, soffermandosi di volta in volta a osservare qualcuno dei ventidue dipinti che conosceva come le proprie tasche.
Avrebbe saputo descrivere ogni pennellata a occhi chiusi. Sapeva dove e quando sua madre aveva dipinto ciascun quadro, e con quale stato d'animo. Le ore trascorse a scegliere i posti, a considerare le qualità della luce, la ricerca disperata della perfezione in ogni opera.
E la depressione schiacciante quando un dipinto non rispondeva ai suoi criteri rigorosi.
La felicità delle passeggiate lungo la spiaggia, che rendeva ancora più difficili i giorni bui. Come la volta in cui Adele aveva dato fuoco a sei delle sue tele preferite. Rob aveva lasciato una conferenza importante per correre da lei, ma era troppo tardi.
I dipinti in mostra quella sera erano i superstiti.
Soprattutto quello che stava fissando la bionda.
Rob inspirò a fondo. Era inevitabile che i critici d'arte fossero attratti da un'opera tanto carica di emozione; era un quadro bellissimo.
Ma era chiaro a chiunque lo guardasse che sua madre l'aveva dipinto in uno dei suoi periodi bui, un momento di forte depressione.
Rob le aveva suggerito di non esporlo, perché non la mettesse a nudo davanti al mondo. Ora però era troppo tardi; eccolo lì di fronte a lui, il quadro più intimo e personale della collezione.
Ma chi era la donna che aveva individuato l'opera migliore di tutta la sala?
Rob restò in disparte e, mentre sorseggiava lo champagne, la guardò in silenzio, studiandone il linguaggio del corpo e gli abiti nel tentativo di capire chi fosse.
Di certo non aveva l'aria di essere una delle critiche d'arte amiche di sua madre, né tantomeno uno degli sciacalli di Toronto. Tutt'altro.
I capelli biondi e lisci le sfioravano le spalle, e indossava un vestitino senza maniche color acquamarina, la cui scollatura lasciava intravedere linee eleganti ma al tempo stesso sorprendentemente muscolose.
Era di una bellezza mozzafiato. Un raggio di sole filtrò dalla finestra, illuminandole la pelle diafana e liscia.
La donna era immobile, ma in quel momento iniziò a strofinarsi le braccia, come se avesse freddo. Come se si stesse sorreggendo.
Assorta nei propri pensieri, non riusciva a distogliere lo sguardo dal dipinto. Come se non esistesse altro al mondo.
Era chiaro che ne aveva colto il senso.
E per la prima volta quel giorno Rob sorrise, un sorriso vero.
Forse in sala c'era almeno una critica d'arte che gli avrebbe fatto cambiare idea su quella razza?
Non gli restava che scoprire il suo nome e...
«Rob. Lieto di vederla.» In quel momento arrivò il proprietario della galleria a stringergli la mano, e Rob dovette lasciarsi condurre verso i membri della stampa. Lanciò un'ultima occhiata alla bionda, che però gli aveva voltato le spalle per rispondere al telefono.
Avrebbe scoperto tutto quello che c'era da sapere su di lei...
Lottie Rosemount rispose alla chiamata della sua migliore amica. «Dee, ma sei sicura che a Sean non dispiaccia che usi il suo albergo per la serata di raccolta fondi? È davvero un favore enorme...»
«Niente panico!» ridacchiò Dee. «È uno dei vantaggi di avere un fidanzato che gestisce la catena di alberghi di
