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Gioco a due: Harmony Destiny
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Gioco a due: Harmony Destiny

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About this ebook

Trasferirsi per alcune settimane tra le montagne innevate del Wyoming è qualcosa di cui Sean Ryan farebbe volentieri a meno, ma non ha scelta: la sua compagnia, la Celtic Knot Games, ha previsto di ristrutturare un nuovo hotel in quella zona e lui deve occuparsene di persona. A peggiorare la situazione si scatena una tormenta di neve che lo costringe a una convivenza forzata con Kate Wells, la donna più bella e... irritante che abbia mai incontrato. Così, quando finalmente Sean riesce a ritornare in California, è ben felice di riprendere la sua solita vita, convinto di poter dimenticare in fretta Kate. Invece, malgrado i tentativi, con il passare dei mesi si rivelerà impossibile rinunciare a lei.
LanguageItaliano
PublisherHarperCollins Italia
Release dateJan 20, 2017
ISBN9788858960400
Gioco a due: Harmony Destiny
Author

Maureen Child

Maureen Child ha al suo attivo più di novanta tra romanzi e racconti d'amore. È un'autrice molto amata non solo dal pubblico ma anche dalla critica, infatti è stata nominata per ben cinque volte come migliore autrice per il prestigioso premio Rita.

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    Gioco a due - Maureen Child

    1

    Sean Ryan sognava spiagge assolate, onde alte quattro metri e una birra ghiacciata. Di ghiacciato, invece, davanti ai suoi occhi, c'era solo la triste realtà della situazione atmosferica.

    Gennaio in Wyoming era... inaccettabile, secondo lui. E insopportabile. Un ragazzo della California non è nato per avere la neve alle ginocchia. Non avrebbe mai dovuto mettere piede in quel posto dimenticato da Dio. Ma, purtroppo, non aveva potuto sottrarsi. Era giunto il suo turno per trasformare un albergo fatiscente in un mondo fantastico basato su uno dei videogame più venduti dalla sua compagnia.

    «Non potevo occuparmi di un hotel a Tahiti?» sbuffò tra sé.

    Scosse il capo, consapevole che i giochi elettronici della Celtic Knot Games erano imperniati su antiche leggende e, per quanto ne sapesse, non c'era ombra di racconti mitologici celtici a Tahiti. Che disdetta.

    Alto, con i folti capelli neri che gli sfioravano il collo della giacca di pelle marrone che indossava su due pesanti maglioni, Sean affondò le mani nelle tasche dei jeans e diede un'occhiata attorno a sé. Il salone del vecchio albergo era gigantesco, e i suoi passi sul parquet echeggiavano rumorosi. Le ampie finestre davano l'impressione che i cumuli di neve davanti a esse fossero all'interno. I doppi pannelli tenevano fuori il gelo ermeticamente ma, in quell'enorme stanza vuota, il freddo era comunque intenso e pungente.

    L'edificio constava di centocinquanta stanze, eppure dava l'impressione di essere molto più vasto, probabilmente grazie a tutte le finestre e al legno. Sean immaginò il luogo già ristrutturato. Il lavoro necessario era ingente. Ogni camera doveva essere rimodernata e dotata di sistemi di gioco e schermi piatti. I loro migliori artisti si sarebbero recati lì per eseguire personalmente i dipinti sulle pareti, rendendo reale il videogioco La fuga nella foresta e richiamando gli appassionati da ogni parte del paese.

    Lo scenario era perfetto per l'ambientazione del gioco. L'hotel si espandeva su duecento acri di terreno, con foreste, prati e un bellissimo lago. Quello che non riusciva a immaginare era come le persone desiderassero raggiungere quel luogo sperduto in inverno, quando tutto era ricoperto dalla neve. Chi sarebbe stato così folle da preferire il ghiaccio alla sabbia?

    Di certo, non lui. Tuttavia, si augurò che molti giocatori amassero le temperature sotto zero. Per quanto lo riguardava, non vedeva l'ora di riprendere la via di casa, nel sud della California. Grazie al cielo, mancava poco e il suo viaggio di perlustrazione sarebbe terminato. Si trovava in Wyoming da una settimana e adesso che le consultazioni con la responsabile dei lavori erano concluse, non vedeva l'ora di salire a bordo del jet dell'azienda e tornare nel mondo reale, alla sua vita.

    Voltando le spalle al panorama, Sean sollevò lo sguardo al soffitto, udendo un rimbombo di passi sopra la sua testa. Fu colto da un brivido. Ignorò quella sensazione, seppellendola nel profondo così che non lo disturbasse più. Una volta partito, non avrebbe sentito la mancanza del freddo o della solitudine. Per quanto riguardava lei, invece... quella era tutta un'altra storia.

    Kate Wells. Donna d'affari, imprenditrice, carpentiere e, al momento, suo tormento personale. Lui si trovava in Wyoming in pieno inverno solo perché Kate, responsabile dei lavori all'hotel, aveva insistito affinché s'incontrassero sul posto, così che lei e la sua squadra potessero iniziare la ristrutturazione della parte interna.

    Dal primo momento in cui l'aveva vista, la ristrutturazione dei locali era divenuto l'ultimo dei suoi pensieri. Tutta la sua attenzione si era focalizzata su quei capelli neri raccolti in una pratica coda di cavallo, quegli occhi blu come le acque del lago e quella bocca tanto generosa da suggerire a un uomo sensuali e folli fantasie.

    Era da diverso tempo che non si concedeva un'avventura e, forse, quello era l'unico motivo per cui i suoi sensi s'incendiavano ogni volta che metteva gli occhi su quel corpo femminile che indossava un cinturone per gli attrezzi.

    Osservò di nuovo il soffitto con aria imbronciata, seguendo con l'orecchio i suoi movimenti rapidi e sicuri al piano superiore. Non aveva mai conosciuto una persona tanto determinata quanto Kate Wells. Aveva sempre ammirato le donne forti, ma lei elevava ogni cosa a un livello superiore. Discuteva su tutto ed era irritante, ma anche tremendamente intrigante. Sean si divertiva a battibeccare con lei. Il che dimostrava che il freddo eccessivo gli aveva congelato il cervello.

    Scuotendo la testa, accese il cellulare, lieto che ci fosse campo. Premette il tasto delle videochiamate e compose un numero. Al terzo squillo, il viso di suo fratello Mike apparve sullo schermo.

    «Odio il Wyoming.»

    Mike scoppiò a ridere e si appoggiò allo schienale della sedia. Alle sue spalle, fuori dalla finestra del suo ufficio, si stagliavano le forme del giardino dell'edificio in stile vittoriano a Long Beach che ospitava la sede della Celtic Knot Games.

    «Coraggio, sfogati. Che cosa succede?»

    Era facile per suo fratello scherzare sulla situazione. Non si trovava in mezzo a una foresta con una donna che lo attraeva ma, al tempo stesso, lo faceva infuriare. Pensare a Kate lo indusse a voltarsi, per assicurarsi che non stesse origliando. Quindi, riportò la propria attenzione sul display.

    «Non ha mai smesso di nevicare da quando sono arrivato. C'è quasi un metro di neve e non accenna a smettere.»

    Mike finse di rabbrividire. «Chissà che freddo.»

    «Freddo? Si gela. Indosso due maglioni dentro l'hotel.»

    Il fratello ridacchiò. «A parte la disastrosa situazione climatica, come vanno le cose? Sei riuscito a dare un'occhiata alla proprietà e all'hotel?»

    Sean sospirò, riluttante. «Il posto è bello, pieno di alberi e spazi aperti. Non avevo idea che il cielo fosse così... immenso, fuori dalla città.»

    «Già. L'ho scoperto anch'io quando sono stato a Laughlin con Jenny...»

    Socchiudendo gli occhi, fissò il fratello e si domandò cosa stesse accadendo fra lui e Jenny Marshall, una delle migliori artiste della loro compagnia. Mike non aveva accennato nulla ma, non appena fosse riuscito a fuggire da quell'inferno di ghiaccio, avrebbe scambiato quattro chiacchiere con lui.

    «Qualcosa mi dice che mi nascondi qualcosa.»

    «Se anche fosse, non lo scoprirai mai.»

    Non a quella distanza, almeno. Sean, però, non era il tipo che mollava facilmente ed era certo che ci fosse qualcosa fra il fratello e Jenny, al momento, però, la sua priorità era fuggire dal Wyoming prima di trasformarsi in un ghiacciolo.

    «L'hotel com'è?» gli chiese Mike.

    «Enorme, freddo e vuoto.» Assunse un'espressione frustrata. «Il precedente proprietario ha lasciato qualche mobile al pianoterra, ma le stanze sono da risistemare completamente. Non ci sono letti, sedie o tavoli. Niente di niente.»

    Gettò uno sguardo al malconcio divano di pelle e alle due poltrone sistemati davanti all'imponente caminetto. Non che a Sean importasse dell'arredamento ma, poiché lui e Kate sarebbero stati bloccati lì per un po', ringraziò il cielo che ci fosse qualcosa di più comodo del pavimento su cui sedersi.

    «Le avremmo rimodernate comunque per renderle come vogliamo.»

    «Vero. La struttura è buona, anche se ci sarà parecchio da fare per trasformarla nello scenario della Fuga nella foresta

    «Kate Wells è all'altezza del compito?»

    «A sentire lei, sì» borbottò. Era una donna davvero unica, sicura delle proprie capacità. Per non parlare della sua vena polemica. Sean era abituato a dipendenti che lavoravano per e non contro di lui. Lei, invece, si sentiva il capo assoluto e non accettava discussioni sul proprio operato.

    «Ci sono centocinquanta stanze da risistemare.»

    «Se ci atteniamo al progetto di tenere il raduno dei giocatori lì, saranno necessarie altre camere. Ci sono alberghi nei dintorni?»

    «No. La città più vicina si trova a dieci miglia. Lì, ho visto due bed and breakfast e un motel sulla strada principale.»

    Mike aggrottò la fronte. «Non possiamo organizzare un convegno di una certa entità se non c'è posto sufficiente per ospitare le persone. E non dire che qualcuno potrebbe alloggiare in tenda. Lo so che stavi per suggerire questo.»

    Sean rise. «Solo perché mi piace il campeggio non significa che accetti orde di gente che si accampano nella proprietà. Comunque, c'è una città più grande a venticinque miglia da qui, in cui ci sono diversi hotel.» Ed era là che lui soggiornava, in un confortevole albergo di lusso in cui avrebbe desiderato trovarsi in quel momento. Sognava di fare una bella doccia calda e rilassarsi, invece, a quanto pareva, non era possibile. «Kate ha suggerito un'idea a proposito.»

    «Quale idea?» Mike sorseggiò qualcosa di fumante da una tazza.

    Sean lo scrutò serio. «È un cappuccino quello? Bastardo.»

    «Lo berrò alla tua salute.»

    «Grazie» replicò sarcastico, sicuro che Mike non l'avrebbe notato. Che cosa gli importava? Lui era a casa, a Long Beach, a godersi le bellezze e i comfort che la città offriva, compreso un ottimo cappuccino, il panorama dell'oceano e una temperatura meravigliosa. Dannazione. Gli mancava la civiltà. «Kate ritiene che dovremmo costruire dei cottage dietro l'edificio principale, distribuiti qua e là nella foresta. Questo concederebbe una maggiore privacy agli ospiti, oltre alla sensazione di essere a stretto contatto con la natura...»

    Riflettendo, Mike annuì. «Eccellente idea.»

    «Lo so.» Lo irritava che non avesse nemmeno considerato ciò che lei suggeriva.

    «Allora, perché non sembri contento?»

    «Perché lei era maledettamente sicura di avere ragione. E m'infastidisce ammetterlo.»

    Rammentò la conversazione del giorno precedente. Kate lo aveva trascinato nella neve a ispezionare la proprietà e le aree che aveva selezionato per i cottage. Mentre gliele mostrava, Sean poté quasi vedere i villini nascosti nel bosco che alimentavano la fantasia che il luogo già suggeriva. Immaginò di differenziarli, di dare a ciascuno di essi un'identità che li avrebbe resi unici.

    «È insopportabile quando hanno ragione, non è vero?»

    «Non immagini quanto.»

    «Credo di averne un'idea.» Mike bevve un altro sorso di cappuccino con deliberata lentezza. «Sembra che ti stia divertendo.»

    Gli occhi di Sean si strinsero in due fessure. Avrebbe dato qualsiasi cosa per un cappuccino bollente in quel momento. «Già. Sto morendo dalle risate» replicò sarcastico. «Questa donna è la persona più testarda che abbia mai conosciuto. Persino più di te.»

    Mike si strinse nelle spalle. «Se è brava e fa un buon lavoro, non devi preoccuparti di nient'altro.»

    Il fratello aveva ragione. Quello doveva essere il suo unico pensiero. In realtà non era così. Sean era ossessionato dai suoi capelli, così folti e scuri, e continuava a domandarsi che sensazione avrebbe provato a scioglierle quella coda di cavallo. Pensava ai suoi occhi azzurri come il cielo d'estate e a come il cinturone degli attrezzi ondeggiava sui suoi fianchi morbidi. Detestava ammetterlo ma, ogni volta che parlava, si focalizzava sulle sue labbra e non ascoltava ciò che diceva.

    Dannazione. Doveva andarsene dal Wyoming il più presto possibile.

    «Kate vuole iniziare la ristrutturazione la settimana prossima.» Fece una pausa e si passò un dito nel collo del pesante maglione nero. «Non ho nulla in contrario, se potrò supervisionare i lavori dalla California.»

    «D'accordo, ma poiché non hai portato con te nessun artista, come farà con i murales di cui abbiamo bisogno?»

    «Tutti i grafici sono occupati con La caccia selvaggia. Non ho potuto portare nessuno con me.»

    «Hai ragione» convenne Mike. «Stanno lavorando come dei pazzi.»

    Cosa che anche Sean avrebbe dovuto fare. C'erano il marketing e i clienti da contattare, e doveva controllare il procedere della campagna pubblicitaria per il lancio del nuovo

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