Gli italiani nella Guerra di Corea: Incroci, #10
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A 60 anni dall'inizio della guerra di Corea, con questa ricerca si approfondiscono le vicende che
hanno determinato l'Italia ad intervenire direttamente nel conflitto. A differenza di altri Paesi, il nostro Paese non inviò truppe a combattere, sia perché non era ancora uno Stato membro dell'ONU, sia perché un intervento armato fuori dai confini nazionali sembrava contrastare con il dettato della Costituzione repubblicana, senza considerare che la popolazione italiana, ancora scossa dalle vicende della Seconda Guerra Mondiale, difficilmente avrebbe avallato la partecipazione ad una nuova guerra. Da ciò deriva la scelta del Governo italiano di inviare in Corea un Ospedale gestito dalla Croce Rossa, sostenendo, così, le ragioni dell'ONU con un impegno diretto, ma senza un coinvolgimento bellico. La Croce Rossa Italiana, mobilitata per questa missione, decise di inviare l'Ospedale da Guerra n. 68 composto, oltre che da personale richiamato del Corpo Militare, da un nucleo di infermiere volontarie: le cosidette "crocerossine". La presenza italiana in Corea durò 5 anni, dal 1951 al 1955, e, quasi come conseguenza, quasi come conseguenza, il 14/12/1955 venne finalmente accettata l'istanza italiana di far parte del consesso delle Nazioni Unite.
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Gli italiani nella Guerra di Corea - Cannonero Pianese
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Dal 1950 al 1953 si consumò il conflitto che vide contrapporsi da una parte Corea del Nord e Cina comunista, dall’altra Corea del Sud, Stati Uniti e forze dell’ONU. In quell’occasione la Croce Rossa Italiana inviò un ospedale da campo, in seguito divenuto celebre con il nome Ospedale numero 68
, che valse a determinare a livello internazionale il riconoscimento del ruolo umanitario di primo piano che ebbe l’Italia nella guerra coreana. Il nucleo sanitario, con equipaggiamento da 200 posti letto e 71 volontari, uomini e donne, fu approntato a Yong Dung Po, un sobborgo di Seul. Gestito dal personale del Corpo Militare C.R.I. e dalle Infermiere Volontarie C.R.I., continuò ad essere operativo dal novembre 1951 al gennaio 1955, vale a dire ancora per un anno dopo la fine del conflitto. I ricoverati furono 7 mila e le prestazioni sanitarie fornite in ambulatorio 230 mila. La popolazione coreana era infatti ridotta allo stremo, fame e malattie dilagavano. La missione dell’Ospedale 68 è rimasta nel cuore di quanti vi parteciparono e, soprattutto, nel cuore della popolazione coreana, che non ha mai smesso di dimostrare profondi sentimenti di gratitudine per l’opera svolta della Croce Rossa Italiana, come dimostrano le celebrazioni e gli eventi commemorativi che annualmente si tengono in occasione dell’anniversario dello scoppio della Guerra di Corea. L’intervento, di importanza storica per la Croce Rossa Italiana, oltre che per l’eccellenza dell’attività sanitaria prestata anche perché fu la prima missione di pace oltreconfine dell’Italia repubblicana, una pagina di storia poco nota ai più. Per questo il libro di Matteo Cannonero e Mauro Pianese rappresenta un prezioso lavoro di ricerca, volto a far conoscere e a riportare alla luce l’importante ruolo svolto dall’Italia nel conflitto asiatico e in particolare dall’ospedale da campo della Croce Rossa. Una missione portata avanti con profonda abnegazione, la stessa che contraddistingue gli autori, volontari della C.R.I., che nelle pagine di quest’opera hanno voluto dare testimonianza dell’impegno e dell’altruismo di tutti quei volontari della Croce Rossa che determinarono il successo storico e umanitario dell’intervento.
Francesco Rocca
Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana
Premessa
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Per comprendere l'importanza della spedizione in Corea, occorre tenere presente la situazione dell’inizio degli Anni ‘50, fortemente influenzata dal recente conflitto mondiale. Ci si deve richiamare allo spirito di quelle persone che sono cresciute e hanno vissuto durante la guerra e, successivamente, nel difficile periodo della ricostruzione.
Al giorno d'oggi una missione in Corea passerebbe quasi inosservata, non sarebbe nulla di speciale, ma, se consideriamo il panorama storico dell’epoca, il discorso cambia: gli equilibri mondiali non erano quelli di oggi, l'U.R.S.S. era contrapposta agli U.S.A. ed il mondo era diviso, alleato con l’una o con l'altra delle due Superpotenze.
L'Italia era appena uscita da una lunga guerra e l’idea di partecipare ad un altro conflitto – anche se in missione di pace, in un Paese straniero lontano e al fianco di una istituzione planetaria come l'O.N.U. della quale noi non eravamo ancora membri – suscitava perplessità ed opposizione in alcuni settori parlamentari opposti alla governante Democrazia Cristiana. Ad onor del vero, le Nazioni Unite avevano già affidato all’Italia, fin dal 1950, un mandato fiduciario per traghettare
la Somalia dalla sua condizione di ex colonia italiana a libero Stato democratico: mandato che sarebbe proseguito fino al 1960, ma che – nonostante l’impiego di un notevole contingente militare di supporto – non riteniamo di considerare come semplice missione militare
sia perché la Somalia non era in guerra con altri Stati, sia perché il coinvolgimento italiano fu anche politico, civile ed amministrativo.
Recentemente i documenti conservati presso l’Archivio Storico della Croce Rossa Italiana sono stati resi consultabili al pubblico esterno: ecco, quindi, il punto di partenza di questa ricerca. In questa sede non intendiamo descrivere nei dettagli l’opera di soccorso realizzata dall’Ospedale C.R.I. n° 68 in Corea (il diario storico della missione potrà eventualmente essere pubblicato nella sua interezza in altra occasione): ciò che, in particolare, preme ora è documentare i contatti e le disposizioni di carattere diplomatico ed amministrativo che si svilupparono in parallelo alle attività dell’Ospedale, condizionandone spesso l’operatività. Il materiale consultato comprende, soprattutto, veline e circolari ufficiali della Croce Rossa, ma anche comunicazioni con ambasciate e ministeri relative alle diverse vicende gestionali: dalla organizzazione della missione alla partenza, dall'operato dell'Ospedale – fin dall’arrivo a Pusan – al suo progressivo assestamento e a tutte le vicissitudini che hanno caratterizzato la permanenza italiana fino al momento del rientro in Patria.
Pertanto, ringraziamo l'Archivio Storico della Croce Rossa Italiana, i suoi custodi della memoria
, che gentilmente si sono prodigati nell'aiutarci a reperire i documenti: il Direttore, Primo Capitano Monsignor Comani, Cappellano Capo della C.R.I., il Luogotenente Betti, il Maresciallo Capo Tolomei ed il Maresciallo Capo Fusco.
Infine, rivolgiamo uno speciale ringraziamento al Tenente Colonnello Dott. Gian Luigi Ragazzoni, senza il suo vivo ed appassionato interessamento questa ricerca non sarebbe stata possibile.
Gli autori
Parte Prima
Il contesto storico-politico
Capitolo Primo - La crisi coreana.
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Qualche anno fa è stato fatto un sondaggio fra gli italiani, più della metà associava il nome Corea alla Guerra o alle Olimpiadi, ma non erano in grado di fornire nessuna notizia riguardo alla sua storia e alla sua posizione geografica. Oggi in Corea ci sono circa 67 milioni di abitanti, di cui 44 milioni circa al Sud e 23 al Nord; la superficie è di poco inferiore a quella dell'Italia, è posta alla stessa latitudine ma molto più ad oriente, fra la Cina settentrionale e il Giappone.
La Penisola coreana è un Paese diviso. Diversi sono i motivi che portarono a questa tragedia; la guerra di sessant’anni fa rimane comunque ancora una ferita aperta nel cuore di tutti i coreani. Per comprendere la sua storia recente, bisogna distinguere fra i fatti e gli effetti del conflitto iniziato nel 1950.
Nel dicembre del 1943, in occasione della Conferenza
