Giaguaro nel corpo, Farfalla nel cuore: Storia di un'iniziazione allo sciamanesimo quotidiano
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Book preview
Giaguaro nel corpo, Farfalla nel cuore - Ya'Acov Darling Khan
Indice
Messaggio personale di Ya’Acov all’edizione italiana di Ya’Acov Darling Khan
Prefazione di Lynne Twist
Introduzione
Parte 1
i piedi per terra - Scoprire il cammino
Capitolo 1
verso una prima batosta
Capitolo 2
un sogno portoghese
Capitolo 3
notte sulla montagna della paura
Capitolo 4
dentro la grotta della memoria
Capitolo 5
lo specchio oscuro
Parte 2
il fuoco dentro
- Impegnarsi nel cammino
Capitolo 6
quando l’allievo è pronto...
Capitolo 7
i piedi sanno sempre la strada verso casa
Capitolo 8
sii fedele al tuo cuore
Capitolo 9
mia maestà il me
Capitolo 10
la porta dello sciamanesimo
Parte 3
l’acqua della vita
- Diventare ricettivi
Capitolo 11
rinascita
Capitolo 12
l’iniziazione di un sogno amazzonico
Capitolo 13
incontri con la morte
Capitolo 14
la piccola questione del potere e della responsabilità
Capitolo 15
oltre l’immaginazione
Parte 4
aria di cambiamento
- Iniziazione allo
sciamanesimo quotidiano
Capitolo 16
dalle ceneri
Capitolo 17
in ogni generazione
Capitolo 18
la chiamata del colibrì
Capitolo 19
la vecchia scuola fa scoppiare la bolla
Capitolo 20
da maestro a principiante: smembrato, disilluso e rinato
Capitolo 21
giaguaro nel corpo, farfalla nel cuore
Epilogo: Sciamanesimo quotidiano
Ringraziamenti
Risorse utili
Questo libro è dedicato a sette persone straordinarie: mia moglie Susannah, nostro figlio Reuben, mia madre Angella, mio padre Brian, Bikko Máhte Penta, Jake e Eva Chapman.
Susannah: la donna ineguagliabile che amo da più di trent’anni; una donna-medicina a tutti gli effetti, splendida cantante e autrice di numerosi dischi, insegnante bravissima e capace di ispirare. Più di chiunque altro mi sei stata accanto, spronandomi e sostenendomi durante questo viaggio. Abbiamo sempre danzato sul filo del rasoio, e nonostante tutte le volte che siamo caduti sei ancora qui, e siamo ancora insieme. Le parole non possono esprimere nemmeno lontanamente la gratitudine che provo per te, che con il tuo amore mi hai fatto diventare quello che sono. Sei la donna per me, lo sei sempre stata e lo sarai per l’eternità.
Reuben: figlio adorato e luce dei miei occhi, come tua madre conosci il meglio e il peggio di me. Guardarti crescere, fino a diventare il magnifico ragazzo che sei, è stato ed è ancora il viaggio più meraviglioso che possa esistere. Tu mi hai insegnato a fare il papà, e non potrei essere più orgoglioso della persona che stai diventando. Vederti seguire il tuo cammino mi riempie di speranza per il futuro di tutti noi.
Angella Carne, mia madre: il tuo amore e supporto costante, anche nei momenti più difficili, e la fiducia nella vita che mi hai trasmesso sono sempre rimasti al mio fianco. La tua gentilezza e la tua quieta saggezza sono stati il terreno su cui ho imparato a camminare.
Joseph Brian Carne, mio padre: sei stato la pietra che ha affilato la mia lama, la forza contro cui ho potuto misurare la mia. E anche se fino alla fine non abbiamo mai trovato un terreno comune, senza di te non avrei mai scoperto l’avventura che è diventata la mia vita. Mi manchi.
Bikko Máhte Penta: la mia guida per tanto tempo rimasta invisibile; lo sciamano da cui ho imparato che la forza non vale nulla senza umiltà, che il potere si distilla dal paziente silenzio della terra, e che lo sciamanesimo è ciò per cui sono nato. Mi manchi anche tu.
E infine il professor Jake Chapman e la dottoressa Eva Chapman, amici e punti di riferimento come non ne esistono altri. Mi avete incoraggiato a essere quello che sono, senza riserve, incondizionatamente, e al tempo stesso mi avete aiutato a tenere i piedi per terra e mettermi continuamente in discussione. E tutto questo me l’avete mostrato attraverso l’esempio, il migliore insegnamento che esista al mondo.
MESSAGGIO PERSONALE DI YA’ACOV PER L’EDIZIONE ITALIANA
Cari tutti,
sono felicissimo che il mio libro sia stato tradotto in italiano e voglio esprimere la mia gratitudine agli editori, Giovanni ed Elisa Picozza di Spazio Interiore, per la gentile attenzione e l’impegno con cui si dedicano a portare nel mondo libri come il mio.
In quest’epoca moderna, in cui il mondo è caratterizzato da tanta solitudine dello spirito, infelicità e disconnessione, lo sciamanesimo quotidiano può aiutarci a ricordare la realtà di ciò che siamo in quanto esseri umani, ciò a cui siamo connessi e ciò che è più importante per noi. Certo, mi rendo conto che lo sciamanesimo è spesso guardato con sospetto. Alcuni lo considerano pericoloso, oppure nient’altro che una stravaganza da hippie per gente priva di senso pratico che vive nel mondo della fantasia. Nulla di più lontano dalla verità.
Lo sciamanesimo è sempre stato un’attività concreta e motivante, per la quale non è affatto necessario credere negli spiriti, negli stati di trance o nelle vite precedenti. Lo sciamanesimo contemporaneo riguarda l’esperienza diretta; ci insegna come accedere al potere della nostra immaginazione per farne il migliore uso possibile. Noi tutti, che ne siamo consapevoli o no, utilizziamo il potere della nostra immaginazione quando ci raccontiamo la storia di chi siamo e cos’è per noi la vita. Molti di noi operano su sistemi operativi obsoleti, che ci impediscono di scoprire e mettere in atto il nostro potenziale di esseri umani. Nella mia esperienza, dopo trent’anni di pratiche sciamaniche, posso affermare che attraverso l’impegno e l’esercizio costante (nonché una gran quantità di emozionanti avventure, risate e lacrime) sono arrivato a vivere una vita che va molto oltre ciò che all’inizio avrei potuto immaginare. Non sono io a essere speciale; ho semplicemente trovato la mia strada, e l’ho seguita. E in questo libro ho voluto raccontare, nel modo più onesto possibile, le esperienze vissute durante il cammino. Sarò sincero: non è stata una passeggiata. Ma se ne avessi la possibilità, non cambierei una sola virgola di quello che è stato.
Ho avuto la fortuna di trovare sulla mia strada insegnanti straordinari, di grande umanità; sono stati loro a incoraggiarmi perché accettassi il mio ruolo di sciamano. Su questo punto ho sbattuto la testa per molto tempo, finché non mi sono sentito pronto a prendere posizione e definire chiaramente cosa significhi essere uno sciamano per me. Il libro racconta proprio questa storia. Come in qualunque professione, nello sciamanesimo sono presenti molti aspetti con cui non desidero essere identificato. Non sono per le soluzioni istantanee o le avventure di una sola notte. Ciascuno dei paesi in cui ho lavorato negli ultimi trent’anni occupa un posto speciale nel mio cuore, e finché le gambe mi reggeranno ho intenzione di tornarci e continuare a creare spazi in cui le persone possano ricordare chi sono e cosa hanno da offrire.
È questa la vera gioia della vita. Scoprire la nostra medicina, i nostri doni, e condividerli. Assumerci il rischio di rivelare chi siamo e guarire la sofferenza che tutti ci portiamo nel cuore da generazioni, a causa di ferite di ogni tipo. I livelli di violenza che si stanno manifestando nelle istituzioni religiose e scolastiche hanno provocato in molti un brusco risveglio. È una violenza derivata da quella frattura tra corpo e spirito che ci ha portati a considerare la nostra sessualità, l’energia stessa della creazione, come un peccato. La pratica sciamanica ci insegna a rispettare la vita, a rispettare l’unione tra femminile e maschile da cui ognuno di noi è stato generato. Ci insegna a mettere in atto il nostro potere creativo, utilizzandolo responsabilmente a servizio della vita. Ci ricorda che siamo noi ad appartenere alla vita, e non la vita o questa Terra a esserci state date per farne ciò che desideriamo. Infine, ci ricorda la natura indomita e selvaggia che abbiamo dentro, la saggezza e la disciplina per saperla usare nel migliore dei modi, e l’amore per la vita che è la fonte di ogni grande dono.
La nostra specie sta camminando sul filo del rasoio tra la vecchia storia, fondata sulla politica del noi e loro
e sulla separazione dalla rete della vita che ci sostiene, e una nuova storia che invita tutti noi a risvegliarci, maturare e prendere il nostro posto come cittadini globali. Nei miei viaggi in giro per il mondo, dall’Artico all’Amazzonia, dall’Oriente all’Occidente, incontro sempre più persone che stanno aprendo gli occhi su un sogno nuovo. Sono davvero convinto che, se scegliamo di farlo, noi umani possiamo diventare su questa Terra una presenza ecologicamente sostenibile, socialmente giusta e spiritualmente evoluta. E sono anche convinto che la strada per arrivarci consista nel mettere insieme il meglio della nostra saggezza collettiva, proveniente da tutta la varietà di conoscenze che esistono al mondo. È importante il patrimonio che le popolazioni indigene del pianeta hanno in serbo per noi. Sono importanti le scoperte degli scienziati. È importante la sapienza racchiusa in tutte le grandi tradizioni del mondo. E il contributo dello sciamanesimo fa anch’esso parte di questo grande e misterioso enigma chiamato vita sulla Terra
. Credo fermamente che lo sciamanesimo racchiuda una componente essenziale per il risveglio della nostra specie, ovvero il riconoscimento di come, attraverso il corpo, siamo connessi alla Terra che vive sotto i nostri piedi.
Nel corso della storia siamo riusciti a risolvere problemi che sembravano impossibili. La sfida globale dei cambiamenti climatici ha la potenzialità di spingere tutti gli esseri umani a fare fronte comune, e a darsi da fare per creare un nuovo sogno qui sulla Terra. Credo che per tutti noi sia arrivato il momento di alzarci in piedi e difendere il pianeta e tutte le sue creature. E uno dei modi migliori che conosco per condividere questa idea è raccontarvi una storia. Lo scopo di una buona storia è quello di aiutare ognuno a conoscere la propria; ecco il motivo per cui ho scritto questo libro. So che dentro ciascuno di voi risiede la forza vitale della creazione: la saggezza del corpo, del cuore e della mente, unite insieme a formare una pista d’atterraggio perché proprio voi possiate essere qui sulla Terra e condividere quello che siete. Voi siete importanti. Quello che sognate è importante; quello che fate è importante. E io so che, se scegliete di farlo, potete imparare a seguire il flusso intelligente della vita che vi attraversa e porta a tutti noi il meglio di quello che siete. Questa Terra vi canta all’orecchio mentre vi sostiene. Il sole si alza ogni mattina e vi invita a risplendere. L’aria che respirate è preziosa; l’acqua della vita dentro di voi è in attesa di insegnarvi a fluire insieme alla vita stessa.
Da molti anni visito regolarmente l’Italia per offrire il mio lavoro e insegnare la Movement Medicine, una forma di meditazione in movimento che io e mia moglie Susannah abbiamo sviluppato negli ultimi trent’anni. Sono davvero felice di vedere adesso una prospera comunità di persone di ogni genere che utilizzano la pratica nella loro vita quotidiana. Per questo la mia gratitudine va innanzitutto a Maria Grazia Bambini, che ci ha invitati a portare il nostro lavoro per la prima volta a Padova. La sua opera è stata proseguita da Silvana Rigobon, diventata poi la prima insegnante italiana di Movement Medicine. Lei è la madre
della comunità di Movement Medicine Italia, e le sono molto grato per l’impegno instancabile con cui si prodiga per portare questa medicina nel suo paese. Poco dopo si è unita a lei Tamara Candiracci, un’altra donna forte e saggia che è diventata un pilastro della Movement Medicine in Italia. E sono lieto di annunciarvi che la comunità italiana dei professionisti in Movement Medicine sta crescendo ancora, poiché sempre più persone decidono di formarsi per poter portare questo lavoro alla propria comunità.
Qualunque sia la vostra storia, da ovunque proveniate, la forza indomita della natura è viva e vitale dentro di voi. Ho visto persone trovare il coraggio di guarire da ogni tipo di ferite. Davanti ai miei occhi, svariate migliaia di individui hanno ricordato chi sono veramente. Bisogna soltanto essere disposti a lasciarsi cadere dal tetto di se stessi e abbandonarsi nell’abbraccio del Grande Mistero.
Siete pronti a danzare?
Ya’Acov D.K.
Settembre 2018
PREFAZIONE
Ya’Acov Darling Khan ha scritto un libro stupendo e importante, che restituisce allo sciamanesimo il grande, profondo ruolo che gli spetta in questa epoca cruciale per la specie umana. È una storia personale e al tempo stesso archetipica, che racconta con fresca sincerità e senza alcuna presunzione le difficili sfide che si trova ad affrontare uno sciamano nel mondo di oggi. Sono rimasta più volte commossa dalla storia di questa vita dedicata alla ricerca di un’espressione moderna dello sciamanesimo, che sia adeguata ai tempi in cui viviamo.
Questa è un’epoca decisiva per l’umanità e per il nostro rapporto con il pianeta. Ogni giorno ci troviamo di fronte i limiti della storia culturale che ci siamo raccontati a partire dalla rivoluzione industriale, basata sull’assioma più è meglio
. Come ci insegnano i nostri colleghi dell’Amazzonia e i popoli indigeni di ogni parte del mondo, dobbiamo ricordarci che la Terra è un essere vivente e che, in quanto tale, ha i propri limiti. Abbiamo bisogno di trovare una nuova storia che sia adeguata alla realtà del nostro tempo, basata sulla consapevolezza che la vita di ogni singola creatura dipende dal delicato equilibrio vitale della biosfera. È sempre stato così, ma il nostro stile di vita moderno ci rende indispensabile trovare una nuova strada se vogliamo realizzare il sacro compito di lasciare alle generazioni che verranno un pianeta in condizioni migliori di come l’abbiamo ricevuto.
Fin dalle origini dell’umanità, gli sciamani hanno svolto la funzione di ricordarci che facciamo parte della rete della vita, e che dobbiamo imparare a onorare e vivere in equilibrio con le forze che plasmano la nostra esistenza. Per troppo tempo lo sciamanesimo è stato visto dalla cultura popolare come un eccentrico passatempo per il fine settimana, separato rispetto alle problematiche che l’umanità si trova ad affrontare. Tuttavia, la vera essenza dello sciamanesimo non è mai consistita nel cadere in trance o nel farsi un viaggio con l’ultima sostanza o tecnica venuta di moda; piuttosto, consiste in uno stile di vita che renda onore a ciò che ci permette di esistere e che ci offre nutrimento, acqua, calore e riparo. Consiste nella ricerca del proprio posto all’interno della comunità e dell’ambiente in senso lato, da cui dipende la nostra stessa esistenza. Consiste nel portare le nostre visioni sulla Terra, in modo da avere ben chiaro il tipo di contributo che possiamo offrire. È un invito a vivere in maniera equilibrata, chiedendo ciò di cui abbiamo bisogno per poter dare tutto quello che abbiamo, grati per la vita che abbiamo ricevuto in dono.
Praticare lo sciamanesimo vuol dire tramandare la fiaccola della vita, che ci è stata trasmessa intatta da chi è venuto prima di noi, avendone cura e contribuendo alla sua evoluzione per il breve tempo in cui la teniamo in mano. Vuol dire essere in contatto con gli spiriti di un certo luogo, non attraverso le credenze, ma in virtù di una relazione impegnata con la terra su cui viviamo e di cui ci prendiamo cura. Vuol dire riconoscere il susseguirsi delle stagioni e prendersi il tempo di onorare, con un’adeguata iniziazione, le diverse fasi della vita. Lo sciamanesimo è una tradizione antica come il primo tamburo che sia mai stato suonato, e benché i suoi praticanti siano stati bollati come saltimbanchi e ciarlatani, è sopravvissuto attraverso i secoli alla brutale oppressione che ha subìto in ogni parte del mondo.
In maniera alquanto interessante, via via che lo sciamanesimo si ritirava nei luoghi silenziosi e incontaminati ancora presenti su questa Terra, gli stessi luoghi sono stati sempre più minacciati dall’errata convinzione che il mondo ci appartenga e che possiamo farne tutto ciò che desideriamo. Negli ultimi trent’anni lo sciamanesimo è risorto come una fenice, e gli sciamani tradizionali provenienti da quei mondi remoti si sono sentiti chiamare dalla natura stessa a condividere nuovamente le loro conoscenze, nella speranza che tutti noi ricordiamo le nostre responsabilità prima che sia troppo tardi.
Fin da giovanissimo Ya’Acov è stato attratto dal mondo degli spiriti e dello sciamanesimo. Ha inseguito questo richiamo per tutta la sua vita adulta, studiando e praticando con molti talentuosi insegnanti in varie parti del mondo. In questa magica autobiografia ci racconta la storia dei suoi trent’anni di iniziazione al mondo sciamanico. Il modo in cui descrive le sue esperienze spesso straordinarie, lungi dal suscitare alcun senso di inferiorità, ci lancia un invito e una sfida a guardare in profondità dentro noi stessi, scoprire ciò che ci importa più di ogni altra cosa e trovare il coraggio di basare la nostra vita su questo.
È la storia di un’iniziazione sciamanica dei giorni nostri, in un mondo nel quale i legami che ci univano alle antiche tradizioni sono stati recisi, ma non distrutti. La ricerca e l’impegno di Ya’Acov sono il chiaro risultato del suo amore verso la vita. Le storie dei suoi incontri con gli sciamani tradizionali, dall’estremo nord dell’Europa alle fitte giungle dell’Amazzonia, mi hanno fatto ridere e piangere insieme nel riconoscere il bisogno che tutti abbiamo di risvegliarci, aprire gli occhi e smettere di camminare alla cieca nell’oscurità.
Lui e sua moglie Susannah hanno dedicato la loro vita a proteggere la natura selvaggia
dentro e fuori di noi, riscoprendo uno sciamanesimo moderno che possa rispondere alle sfide dei nostri tempi. La loro Movement Medicine è una pratica sciamanica contemporanea che invita tutti noi a scoprire chi siamo, esplorando l’infinito e mutevole mistero del nostro sé per poi mettere questa conoscenza al posto di comando nella nostra vita.
Ritengo che al giorno d’oggi non ci sia lavoro più importante che dedicare la nostra brillante creatività di esseri umani a trovare soluzioni sostenibili, socialmente giuste e spiritualmente appaganti alle sfide che abbiamo di fronte. Nell’ambito di questa missione lo sciamanesimo possiede un grande dono da offrire. Ya’Acov ha integrato profondamente quello che ha appreso dai suoi maestri indigeni, e il lavoro suo e di sua moglie è un filo meraviglioso intessuto nell’arazzo di brillanti intuizioni che vedo crescere in tutto il mondo.
Credo valga la pena di aggiungere che Ya’Acov gode di profondo rispetto tra i nostri colleghi indigeni in Amazzonia, dove è considerato uno sciamano praticante in tutto e per tutto. Il suo è un libro vitale per tutti noi che siamo pronti a trovare la passione, l’impegno, il coraggio per portare le nostre visioni sulla Terra e lasciare ai posteri un’eredità di cui possiamo andar fieri.
Lynne Twist
Co-fondatrice dell’organizzazione Pachamama Alliance e autrice del libro The Soul of Money
INTRODUZIONE
Sono seduto in riva a un laghetto, con un vivace ruscello che scorre alle mie spalle. Tutt’intorno, le vecchie querce che vivono qui da molto più tempo di me svettano maestose, cantando e danzando nel vento. È appena sorto il sole; ho trascorso qui tutta la notte, pregando e chiedendo aiuto per condividere con voi la mia storia nel migliore dei modi.
Sono uno sciamano. Non perché lo dico io: sono stati i miei insegnanti a dirmelo. Essere uno sciamano era ciò che desideravo, Dio sa perché. La maggior parte degli indigeni che ho incontrato ritiene estremamente bizzarro che certe persone provenienti dal mondo industrializzato vogliano fare gli sciamani. In ogni caso, ci ho messo più di trent’anni per abituarmi all’idea e trovare un’utilità al mio essere sciamano nel mondo di oggi.
Lo sciamanesimo comprende una gran moltitudine di pratiche, il cui intento di fondo consiste nel ricordarci il posto che occupiamo nella rete della vita e il nostro bisogno di vivere in equilibrio con le forze visibili e invisibili che plasmano l’universo. Da tempo immemorabile noi umani suoniamo tamburi e cadiamo in trance per connetterci con queste forze elementali e ricevere i loro insegnamenti, che si esprimano sotto forma di fulmini, con il potere delle acque o del vento, o con la forza che fa girare il ciclo delle stagioni. Lo sciamanesimo non è basato sulla fede; ci invita piuttosto a imparare dall’esperienza diretta. Quando l’ho scoperto, ho trovato al tempo stesso un linguaggio per interpretare la mia esperienza e una serie di metodi per approfondirla.
La prima volta che ho ricevuto pubblicamente l’appellativo di sciamano mi trovavo in una piccola sala a margine dell’altopiano di Dartmoor, in Inghilterra. Erano i primi anni Novanta ed ero stato invitato a un seminario condotto da Suprapto Suryodarmo, un maestro indonesiano di meditazione in movimento. Il maestro mi presentò al gruppo come sciamano
.
Arrossii sbigottito. Nella stanza erano presenti sia allievi che amici, e vederli assistere al mio imbarazzo non faceva che imbarazzarmi ancora di più. Mi sentivo marchiato a fuoco, provavo addirittura vergogna. Finalmente un esperto del settore, un uomo che conosceva lo sciamanesimo come parte integrante della propria cultura, mi aveva riconosciuto pubblicamente. Non era proprio quello che sognavo? Sì, eppure la vergogna che sentivo mi scombussolava nel profondo, dimostrando che il mio cammino era appena cominciato.
Andai dalla mia insegnante di allora, una donna straordinariamente creativa di nome Gabrielle Roth. Era nota come sciamana urbana
per il suo lavoro con la danza estatica e il teatro rituale. Mi disse che l’unico motivo delle mie difficoltà ad accettare il fatto di essere uno sciamano era la mia credenza che essere uno sciamano mi rendesse una persona speciale. Una volta compreso che si trattava semplicemente di una vocazione, avrei superato il problema.
Questo mi fece ripensare alla strada che avevo percorso fino a quel momento. Ero cresciuto in una famiglia ebrea tradizionalista, che celebrava e onorava ancora le principali feste giudaiche e accendeva le candele ogni venerdì sera. A sette anni volevo diventare rabbino. A tredici ricevetti il Bar Mitzvah. Frequentavo regolarmente la sinagoga, e mi piaceva moltissimo. Dio mi interessava proprio tanto. Mi occupavo delle questioni spirituali con lo stesso entusiasmo con cui andavo a vedere giocare la mia squadra nel fine settimana. Andavo a pregare, poi andavo alla partita.
Nello stesso tempo, vivevo una moltitudine di esperienze che nessuno riusciva a spiegarmi. Parlavo coi morti. Viaggiavo fuori dal corpo ogni singola notte, e il mondo dei sogni mi sembrava di gran lunga più reale di quello tangibile. Mi sforzavo di integrarli fra loro. Se fossimo stati abitanti della foresta, forse la mia famiglia mi avrebbe portato dallo sciamano e avrei iniziato il mio apprendistato; invece, davanti alle mie perdite di coscienza e ai miei strani sintomi
, mi portarono da uno specialista che ipotizzò un caso di epilessia. Non gli dissi che ero io a scegliere di uscire dal corpo. Ciò che per me era naturale si trasformò in un problema.
Se qualcosa viene relegato nell’ombra e privato di attenzione, farà ogni sforzo possibile per rivedere la luce. E così successe a me.
Quando conobbi lo sciamanesimo, a diciannove anni, mi resi conto che finalmente le mie esperienze potevano acquistare un senso. Ma allora perché adesso, dopo tanti anni, me ne vergognavo?
A quanto pare la mia vergogna non era solo un sentimento personale, ma si ricollegava alle esperienze degli sciamani che per tante generazioni avevano subito attacchi feroci e senza pietà. In Europa, la Chiesa è riuscita benissimo ad annientare le tradizioni spirituali preesistenti; in seguito sono state le istituzioni scientifiche a subentrare come detentrici di verità assolute.
Ma lo spirito sciamanico, antico come la terra stessa, è sopravvissuto. Benché esistano tante forme di sciamanesimo quanti sono i diversi paesaggi della natura, ognuna rappresenta un invito a entrare in contatto con un’intelligenza superiore e imparare a vivere in armonia ed equilibrio con l’ambiente circostante.
Negli ultimi trent’anni l’interesse verso lo sciamanesimo è aumentato vertiginosamente, facendolo ritornare nel mondo industrializzato a partire dai luoghi in cui era rimasto in vita. Io, come molti altri, desideravo ardentemente riscoprire qualcosa che potessi sperimentare in prima persona, piuttosto che crederci e basta. Da allora ho attraversato più volte il paradiso e l’inferno alla ricerca di una strada che fosse realistica e concreta, onorasse le antiche tradizioni e potesse al tempo stesso rispondere alle sfide e alle realtà del nostro tempo. La mia iniziazione allo sciamanesimo mi ha portato dagli spazi eterei e sconfinati della tundra artica all’immortale magnificenza della foresta pluviale amazzonica, fino a farmi arrivare tra i guardiani di granito di Dartmoor. Lungo il cammino ho vissuto tante battaglie, vittorie e sconfitte. A volte ne sono uscito malconcio, debilitato e confuso. Altre volte ho toccato con mano il meraviglioso mistero della vita e ho riso come un matto, visualizzando chiaramente il grande scherzo cosmico e riconoscendo davvero chi sono e perché sono qui.
È capitato spesso che le mie reazioni inconsce oscurassero ai miei occhi la semplicità della questione, spingendomi a ricercare esperienze sempre più mirabolanti per dimostrare a me stesso l’esistenza di una dimensione spirituale. Il percorso sciamanico è pieno di trappole. Spesso è fin troppo facile lasciarsi confondere, fuorviare o illudere. Mi ci è voluto molto tempo per imparare a fidarmi di me stesso.
In quest’epoca di profonda solitudine, in cui imperversa quello che di recente ho sentito denominare disturbo da deficit di natura
, tante anime smarrite cercano disperatamente un qualche saggio sciamano che indichi loro cosa fare nella vita. La figura dello sciamano è stata circondata da un’aura esotica e romantica; in realtà, si tratta semplicemente di esseri umani con una particolare propensione verso gli aspetti spirituali dell’esistenza. Uno sciamano è tutt’altro che infallibile. In effetti la maggior parte degli sciamani indigeni che ho conosciuto, per quanto straordinari, sapevano poco o niente di consapevolezza personale o delle dinamiche che si instaurano quando un essere vulnerabile cerca la guarigione presso chi è più in contatto con il proprio potere. Tante persone sul mio stesso cammino hanno sofferto le conseguenze dell’aver creduto che, se uno sciamano indigeno possiede saggezza in un particolare settore, la stessa saggezza si trasferisca automaticamente a tutti gli altri ambiti della psiche e della vita.
La mia intenzione non era scrivere un libro che invogliasse ad andare a caccia di draghi perdendosi in fantasie sciamaniche. Né volevo scatenare una guerra ideologica, cercando di convincere il lettore che ciò che è vero per gli sciamani e per chi pratica lo sciamanesimo sia vero per chiunque. Non sarebbe di alcuna utilità, così come non è utile la
