Un amore dal passato: Harmony My Dream
By Michelle Celmer and Yvonne Lindsay
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About this ebook
CONQUISTA SENZA REGOLE di Michelle Celmer
Occhi intensi come la notte, capelli neri e lucenti, un corpo fatto apposta per il peccato. Potrebbe essere l'incarnazione dei sogni di qualunque donna, invece si tratta del suo ex marito! Non se ne parla nemmeno! Ivy Madison è una donna adulta che sa ciò che vuole. E non vuole Dillon Marshall. Anche se lui sembra disposto a tutto pur di riconquistarla. Ma il vero amore merita una seconda opportunità, perché gli errori possano diventare ricordi e la passione torni a infuocare gli animi.
VERITA' SENZA PREZZO di Yvonne Lindsay
Sam Thornton si trova a Emerald Bay, sul lago Tahoe, per un motivo ben preciso, non certo per godersi una vacanza in un luogo incantevole e rilassante. La sua presenza al Connell Lodge, infatti, non è per puro piacere, nonostante gli basti rivedere la sensuale proprietaria, Erin Connell, perché piacere sia proprio la prima parola che gli venga in mente. Lo scopo di Sam è scoprire se il piccolo Riley, figlio di Erin, sia anche suo. La posta in gioco è molto alta per entrambi e la verità potrebbe sconvolgere le loro vite in modo profondo e imprevedibile. Ma sia Erin che Sam sono pronti a correre il rischio.
Michelle Celmer
Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.
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Book preview
Un amore dal passato - Michelle Celmer
Immagine di copertina:
SrdjanPav/E+/Getty Images
Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:
Best Man’s Conquest
A Father's Secret
Silhouette Desire
Harlequin Desire
© 2007 Michelle Celmer
© 2012 Dolce Vita Trust
Traduzione di Sonja Liebhardt
Questa edizione è pubblicata per accordo con
Harlequin Books S.A.
Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o
persone della vita reale è puramente casuale.
Harmony è un marchio registrato di proprietà
HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.
© 2008 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano
eBook ISBN 978-88-3050-414-1
Frontespizio. «Conquista senza regole» di Celmer MichelleConquista senza regole
1
Il tuo ex ti gira intorno con la chiara intenzione di riconciliarsi con te? Crede di potere rientrare nella tua vita adoperando solo delle belle parole? Non cascarci! Ricordati: gli uomini non cambiano.
cit. da Guida al divorzio per la donna moderna (e alla gioia di rimanere single)
Ivy Madison non era una persona violenta, ma quando l’uomo «misterioso» di cui aveva sentito parlare da ben tre mesi scese dal sedile posteriore della limousine, rivelando una somiglianza decisamente preoccupante con il suo ex marito miliardario, provò un chiaro istinto omicida nei confronti di sua cugina Deidre.
No, non poteva essere lui.
Blake, il fidanzato di Deidre, era andato a prendere il proprio testimone di nozze all’aeroporto. A quel punto era evidente che la sorpresa che Deidre le aveva lungamente tenuto in serbo, quel misterioso testimone che Ivy non avrebbe potuto che adorare, era nientemeno che Dillon Marshall! Mai e poi mai Deidre avrebbe potuto aspettarsi che lei partecipasse a un matrimonio, e tanto meno trascorresse la settimana precedente alla cerimonia nella villa messicana con l’uomo più sbagliato che fosse mai entrato e poi uscito dalla sua vita.
L’avrebbe fatto?
Forse la sorpresa consisteva nel fatto che il testimone assomigliava solo a Dillon. Sì, doveva essere proprio così. Si sarebbero fatti una bella risata, e poi Ivy si sarebbe potuta rilassare godendosi la prima vera vacanza da quando aveva ultimato il libro.
Si trattava solo di una di quelle strane coincidenze.
L’uomo che poteva non essere il suo ex si tolse i Ray-Bans rivelando un paio di occhi blu dalle lunghe ciglia che avevano un’aria assai familiare. Occhi che erano stati in grado di turbarla profondamente un tempo.
Oh no...
Suo malgrado fu travolta da un turbinio di emozioni. D’improvviso si sentì le gambe molli e la testa confusa.
Si allontanò dalla finestra girandosi a fissare sua cugina per avere una spiegazione. Per avere una rassicurazione che l’uomo appena arrivato non fosse quello a cui assomigliava.
Deidre le lanciò un’occhiata colpevole mormorando: «Sorpresa».
Oh, no!
Ivy provò un tuffo al cuore. Non poteva essere vero. Erano anni che evitava d’incontrare Dillon. E per un buon motivo.
Sentendosi confusa si sedette sul divano. Guardando fuori dalla finestra notò due uomini intenti a recuperare il bagaglio di Dillon. Presto sarebbero entrati in casa.
Sentì una stretta allo stomaco.
Deidre si sistemò all’altra estremità del divano, lontano a sufficienza da riuscire a evitare una sua eventuale reazione violenta. «Immagino che adesso mi faresti volentieri fuori, ma posso spiegartelo.»
Oh, sì, doveva proprio morire. Di una morte lenta e dolorosa. Punta a morte da uno sciame di api impazzite o dissanguata da milioni di sanguisughe. «Che cosa hai fatto, Deidre?»
«Ho una spiegazione davvero valida.»
Non c’era alcuna spiegazione valida. E c’era una sola cosa che Ivy potesse fare. Doveva raccogliere le proprie cose, allontanarsi furtivamente dal retro della casa e prendere il primo volo per il Texas.
Fece un elenco mentale di quel che aveva portato con sé cercando di valutare quanto tempo le ci volesse per riporre il tutto nella valigia.
Oh, al diavolo i vestiti. Ne aveva molti altri a casa. Tutto quello di cui aveva davvero bisogno era il proprio portatile e la borsa. Avrebbe potuto recuperarli entrambi e uscire dalla porta sul retro nel giro di pochi minuti. Dillon non se ne sarebbe mai accorto. A meno che...
Oh, no, non era possibile. «Era una sorpresa anche per lui, vero?»
Deidre strinse le labbra tenendo gli occhi bassi e Ivy si sentì morire.
«Deidre, tesoro, dimmi che lui non sa che sono qui.»
Le sue guance si fecero sempre più pallide.
«Deidre?»
«Lo sa.»
Meraviglioso. Proprio fantastico.
Voleva dire che era inutile andarsene. Mai e poi mai avrebbe dato la soddisfazione a Dillon di vederla preoccupata per la sua presenza. Anche se lui aveva avuto tutto il tempo per prepararsi. Avrebbe potuto fare e dire le cose giuste.
Oh, ma stava scherzando? Dillon non era il tipo che avesse bisogno di prepararsi.
Oh accidenti, era davvero nei pasticci.
Quando la porta d’ingresso si aprì il cuore di Ivy si mise a battere all’impazzata. Con uno strillo Deidre si alzò per andare loro incontro lasciando Ivy da sola.
Traditrice.
Non era preparata ad affrontare tutto ciò. Se non fosse stata obbligata non sarebbe mai stata pronta per affrontare di nuovo Dillon. Troppo cattivo sangue. Troppi rimpianti.
Udì delle voci provenire dall’altra stanza, saluti entusiastici e l’inconfondibile timbro della voce profonda di Dillon. Si sentì il cuore in gola.
Per nessuna ragione doveva farsi vedere così agitata da quell’uomo.
Si alzò dal divano e avvicinatasi alla finestra seguì con gli occhi la limousine che si stava allontanando lungo il viale. Sentì dire di portare il bagaglio in camera da letto, poi udì il suono di passi sulla scala. Di più persone. Chiuse gli occhi e fece un respiro profondo sperando che Deidre stesse accompagnando Dillon nella sua stanza permettendole così di rimandare ancora per un po’ l’inevitabile incontro.
Aveva bisogno di un po’ di tempo per prepararsi. Di dieci o quindici minuti. Oppure di una settimana.
Per alcuni lunghi secondi la casa fu silenziosa. Ivy espirò lentamente sentendo il proprio cuore riprendere un ritmo più normale e fece un altro respiro profondo.
Poi fu sopraffatta da una sensazione familiare. Qualcosa di caldo, complicato e imprevedibile. Che la faceva fremere suo malgrado. Seppe senza girarsi che Dillon era entrato nella stanza. Poteva percepirne la presenza, sentire il suo sguardo sulla schiena come se avesse un sesto senso.
Fu scossa da un brivido che cercò di dominare.
Oh, accidenti, ci siamo.
Facendo ricorso a tutto il proprio coraggio si stampò l’espressione più indifferente possibile sul viso prima di girarsi ad affrontare un passato con cui fino a quel momento pensava di avere chiuso i conti. L’uomo che le stava di fronte era stato definito uno dei migliori partiti del paese.
Lui si soffermò sulla soglia incrociando le braccia sul petto. Braccia che apparivano in qualche modo muscolose e snelle al contempo, un petto ampio a sufficienza per non passare inosservato senza risultare però oppressivo. Ricordi di quelle braccia intorno a sé, il viso premuto contro quel petto caldo e solido avvolta dal profumo delicato e schietto del suo dopobarba le mozzarono quasi il fiato.
Con indosso dei jeans scoloriti, una t-shirt bianca e un paio di stivali da cowboy il magnate del petrolio aveva la stessa aria irresistibile dei tempi del college. In più emanava una sensazione di autorevolezza e importanza da ogni poro. Un’arroganza che la diceva lunga sul fatto che sapeva esattamente quel che voleva e come perseguirlo, guai a chi osava mettersi in mezzo.
Partendo dalle dita dei suoi piedi laccate di rosa, gli occhi di Dillon risalirono lentamente lungo il suo corpo. Senza imbarazzo alcuno, senza giustificarsi, come se avesse tutto il diritto di poterla spogliare con lo sguardo.
Oltre i suoi fianchi, lungo la pancia piatta...
Ivy si affrettò a incrociare le braccia dietro la schiena per evitare che lui potesse notarne il fremito. Che cosa le stava succedendo? Non era più la ragazza ingenua e riservata che era stata sedotta da quel ribelle. Era una professionista affermata e sicura di sé. Era coautrice di una guida al divorzio per la donna moderna. Era una scrittrice di successo del New York Times, accidenti. Poteva tenere testa a Dillon Marshall.
Lo sperava.
Giunto sui suoi seni, lui v’indugiò prendendosi tutto il tempo che voleva per accarezzarli con gli occhi. Ivy avvertì i capezzoli che le si inturgidivano suo malgrado. Avrebbe voluto incrociare le braccia sul petto per impedirgliene la vista, ma non voleva dargli quella soddisfazione.
Quell’ispezione, quell’insolenza facevano parte del suo gioco.
Ivy strinse gli occhi sollevando il mento come per metterlo in guardia. Quando infine lui si soffermò sul suo viso la guardò a lungo negli occhi sorridendo in quel modo impertinente che le era così familiare.
Lui scosse la testa con un’espressione di apprezzamento tipicamente maschile. «Accidenti, tesoro, sei così bella che viene voglia di mangiarti.»
Se gli sguardi potevano uccidere, Dillon non avrebbe dovuto sopravvivere all’occhiata gelida che lei gli lanciò. Gli occhi castani della sua ex moglie lo colpirono come stiletti acuminati.
Quello sguardo gli evocava il passato. Era lo stesso che Ivy gli aveva lanciato dieci anni prima, il giorno in cui l’aveva piantato.
Anche se i particolari di quella mattina continuavano a rimanergli un po’ oscuri, si ricordava di essersi ritrovato non proprio nella forma più smagliante alle sette di mattina dopo una notte passata con gli amici. La terza notte in quella settimana... ed era solo mercoledì. Aveva cercato di attirarla a letto per dimostrarle quanto fosse dispiaciuto, santo cielo, aveva fatto di tutto, e lei per tutta risposta aveva cercato di colpirlo con una bottiglia vuota di birra.
Per fortuna la sua mira era stata pessima come l’umore.
Ma accidenti quanto era bella ora, alta, slanciata e morbida come non mai. Quel tipo di bellezza che era in grado d’impossessarsi lentamente di un uomo per poi affondare i propri artigli e non mollare.
Peccato che in seguito l’avesse fatto soffrire.
Le rivolse un sorriso accattivante sapendo che l’avrebbe fatta arrabbiare. Dopotutto era in gran parte quello che si era prefissato venendo lì. Intendeva farla soffrire. «Allora, niente bacio?»
Come era prevedibile notò quella piccola ruga rivelatrice tra le sopracciglia. Ivy aveva sempre preso la vita troppo seriamente. Lui aveva ammirato la sua sicurezza e la sua determinazione. Quella donna sapeva esattamente quello che voleva e l’aveva perseguito sempre con determinazione. Peccato che non avesse mai imparato a divertirsi. Dillon aveva fatto del suo meglio per insegnarglielo, per far sì che si lasciasse andare e che cosa ne aveva ricavato?
Solo sofferenza.
Sarebbe stato di maggiore soddisfazione riuscire a farla arrabbiare.
«Non mi sembri molto contenta di vedermi» osservò.
Ivy strinse gli occhi sperando che, se si fosse concentrata molto, avrebbe potuto farlo sparire come per magia dalla propria esistenza. Una volta per tutte.
«Oh, certo, continui a pensare che io sia... aspetta, come mi hai definito nel tuo libretto?» Dillon si grattò pensieroso il mento. «Qualcosa per sottolineare che sono un poco di buono egocentrico e testardo?»
Lei sollevò la testa con il classico atteggiamento ostinato che ben ricordava. «Non una volta cito il tuo nome in quel mio libretto, quindi non si può dire a chi mi sia riferita.»
Forse non aveva mai citato il suo nome, ma il riferimento era stato più che evidente.
Evidente per lui.
Evidente per la sua famiglia e i suoi amici.
Ed evidente per le migliaia di donne che si erano precipitate in libreria per procurarsi la nuova guida di autoaiuto che andava a ruba.
Ogni singolo aneddoto negativo, che lei citava nel testo, era stato preso dal loro matrimonio.
«Tra l’altro, ho parlato di un uomo che pensa solo a se stesso e ai suoi affari, oltre a essere impetuoso e ostinato» aggiunse Ivy. «E non ho mai usato il termine poco di buono. Anche se lo sei stato.»
Dillon portò una mano sul lato sinistro del suo petto. «Mi stati spaccando il cuore, tesoro.»
«Senti, lasciamo perdere. Non credo che tu sia più felice di me di essere stato costretto a vedermi per un’intera settimana.»
Era proprio da lei andare dritta al sodo. E come al solito si sbagliava. Dillon non poteva essere più contento.
«Per il bene di Deidre e Blake cercherò di comportarmi nel migliore dei modi» continuò lei con un tono da prima della classe. «Mi aspetto che tu faccia lo stesso.»
Lui non aveva dubbi che Ivy l’avrebbe fatto. Pensava che avrebbero ripreso da dove avevano smesso? Con i suoi ordini tassativi?
Si era dimenticata che lui non prendeva ordini da nessuno?
«Come credi che riusciremo a farlo?» le chiese ostentando una buona volontà che era lungi dal provare, solo per darle fastidio.
«Penso che dovremo di comune accordo evitarci il più possibile. Io vedrò di starti fuori dai piedi e tu farai altrettanto. Dopo questa settimana non dovremo mai più rivederci.»
Quest’ultima affermazione poteva anche andargli bene. Ma era solo una parte delle buone notizie. Stava pensando a come farla arrabbiare, a come metterla in ridicolo e lei gli aveva appena servito un’occasione su un piatto d’argento.
La cosa peggiore che Dillon potesse fare a un tipo controllato come Ivy era di sottrarle il controllo.
Gli venne da sorridere ma cercò di non darlo a vedere. Fece finta di riflettere sulla sua proposta per poi annuire solennemente. «Mi sembra una buona idea.»
Lei lo fissò interdetta. «Lo pensi davvero?»
«Certo.» Dopotutto era una buona idea. Per lei. Ciò non significava che lui avesse intenzione di attenervisi.
Ivy non aveva idea del putiferio che aveva scatenato con l’uscita del libro. Che si trattasse d’infantilismo o immaturità, santo cielo, per come la vedeva lui si meritava una piccola vendetta. Di quelle vecchio stile.
Se mantenere le distanze era quello che lei voleva davvero, la prossima settimana avrebbe fatto in modo di starle sempre addosso.
2
Ti senti indifesa, disperata? Datti una mossa e prendi in mano la situazione! Fai vedere a quell’uomo chi comanda.
cit. da Guida al divorzio per la donna moderna (e alla gioia di rimanere single)
Ivy si sedette fuori sul balcone della propria camera da letto accanto alla graziosa inferriata e si mise a leggere il romanzo che aveva cominciato in aereo. Il sole era caldo sulla pelle e una brezza umida e salata proveniente dall’oceano le faceva dondolare lievemente la coda di cavallo.
Quale posto migliore per rilassarsi? Per stare con le gambe belle distese? Eppure era così tesa che aveva letto lo stesso paragrafo svariate volte senza riuscire a coglierne il significato.
Piegò un angolo della pagina che stava leggendo prima di posare il libro frizionandosi lentamente le tempie. Accusava un lieve mal di testa. Avrebbe dovuto trattarsi di una vacanza. Avrebbe dovuto essere divertente.
Ivy sentì aprirsi la porta della stanza e udì la voce della cugina che la chiamava. «Sei qui?»
Ivy controllò l’orologio. A Deidre c’era voluta un’ora piena per ritrovare il coraggio di guardarla di nuovo in faccia.
«Sono qui fuori» le rispose.
Passarono alcuni secondi prima che avvertisse Deidre dietro di sé. «Sei arrabbiata con me?»
Arrabbiata?
Arrabbiata non scalfiva neppure la superficie di quello che Ivy stava provando. Si sentiva offesa, tradita e umiliata. Avrebbero dovuto essere grandi amiche. La sorella che non aveva mai avuto.
Un team affiatato.
Come aveva potuto Deidre giocarle un tiro simile? Come aveva potuto evitare di dirle una cosa simile?
Si girò verso la cugina. Deidre era ferma sulla soglia della stanza con l’espressione più contrita e colpevole sul volto che si potesse immaginare.
Da settimane era tremendamente nervosa, non solo per le nozze imminenti – quale sposa non lo sarebbe stata? – ma perché aveva paura che prima o poi Blake avrebbe aperto gli occhi e visto in faccia la verità. Decisamente in sovrappeso e con una pelle segnata dall’acne, Deidre non sarebbe mai stata una top-model. Quanto ci avrebbe messo Blake a dare ascolto a quello che i suoi genitori e i suoi fratelli gli stavano dicendo da tempo? Che, per tutti i soldi che aveva e per le conoscenze che poteva vantare grazie alla sua famiglia, avrebbe potuto trovare decisamente di meglio?
In quel momento Deidre aveva un baffo di cioccolato a un angolo della bocca. Proprio quella mattina Ivy aveva confiscato una serie di tavolette di cioccolato e una scatola semivuota di caramelle scoperte nella sua stanza da letto. Non voleva neppure pensare a quanti chili in più sua cugina avesse accumulato negli ultimi mesi, ma le sarebbe bastato aumentare anche solo di qualche etto per non riuscire neppure più a infilare il suo costoso abito nuziale. E quel che era ancora peggio, un fastidioso sfogo aveva fatto la sua comparsa sul mento. Cosa che ovviamente l’aveva agitata ancora di più facendola sentire sempre più inadeguata.
Tuttavia questo non giustificava quel che aveva fatto.
Ivy fece forza su se stessa per mantenersi calma e razionale. «Come hai potuto farmi una cosa del genere?»
«Mi spiace davvero tanto. Ma sapevo che, se te l’avessi detto, non saresti venuta. Senza di te come mia damigella d’onore sarebbe stato tutto un disastro.»
Deidre era una di quelle donne che iniziano a organizzare il proprio matrimonio dalla nascita. Aveva accumulato negli anni una pila di riviste e cataloghi in merito che arrivava fino al soffitto.
Dopo un paio di false partenze era riuscita alla fine ad accalappiare Mr. Perfezione. Ivy aveva la sensazione che Deidre considerasse questa come la sua ultima occasione e che, se tutto non fosse andato come programmato, lei sarebbe stata destinata a passare il resto della sua vita da sola e senza figli come una povera zitella.
«Ti ho detto che il testimone era un amico del college e sapevi che lui e Blake erano stati compagni di scuola.»
Ivy sapeva in effetti che avevano condiviso un appartamento a Harvard finché Dillon non era stato espulso, ma non sapeva che fossero così intimi. Il loro rapido matrimonio a Las Vegas era stato troppo improvvisato per avere un testimone o una damigella d’onore.
O una torta.
O persino un abito da sposa.
C’era stato qualcosa di più di un gliela faremo vedere quando i loro genitori avevano cercato di interferire nel loro rapporto. Dimostrando che l’amore non solo è cieco, ma è un’assoluta idiozia.
La triste verità era che lei e Dillon si conoscevano appena quando si erano sposati. Solo dopo la loro solenne promessa si era resa conto del proprio errore.
Il giorno dopo.
«So che probabilmente non ci crederai» osservò Deidre, «ma Dillon è cambiato.»
«Hai ragione. Non ci credo.» Uomini come Dillon non cambiavano mai. Non nel profondo, dove aveva importanza.
«Forse è ora che tu...» Deidre s’interruppe mordicchiandosi un labbro.
«È ora che faccia che cosa?»
La cugina scrollò le spalle. «Forse... che te ne fai una ragione.»
«Farmi una ragione di che cosa?»
«Quel che voglio dire è che forse è ora... che lo perdoni.»
Perdonarlo?
Deidre stava scherzando? Il nervosismo dovuto al suo matrimonio imminente le aveva dato alla testa? Si era dimenticata che cosa Dillon le aveva fatto passare?
Una donna era mai riuscita a farsene una ragione dopo che le si era spezzato il cuore? Doveva forse dimenticare di avere perso una borsa di studio, di essere stata cacciata dal college e di avere messo a repentaglio la propria reputazione?
E come poteva perdonare uno che non mostrava alcun rimorso? Uno che la guardava sorridendo mentre il suo mondo andava a pezzi? Un uomo che aveva promesso solennemente di amarla e onorarla finché morte non li avesse separati? «Lo sai bene che quel che Dillon mi ha fatto non poteva essere perdonato.»
Deidre si sedette accanto a lei con un’espressione di sincera preoccupazione sul viso. «Non riesco semplicemente a sopportare di vederti così infelice.»
Le sue parole fecero quasi fare un balzo sulla sedia a Ivy. «Che cosa stai dicendo? Il mio libro va a ruba, il mio studio va a gonfie vele. Per quale ragione al mondo dovrei essere infelice?»
«Sei tu la psicologa. Devi dirmelo tu.»
Ivy aveva tutto quello che aveva sempre sognato. Una buona carriera e un ottimo curriculum. Un’indipendenza personale e finanziaria.
Non era infelice. In realtà era proprio il contrario. «Per tua informazione sono molto soddisfatta della mia vita.»
«Quando è stata l’ultima volta che sei stata coinvolta in una relazione più seria? Quando è stata l’ultima volta che hai fatto sesso? Santo cielo, quando è stata l’ultima volta che sei uscita con un uomo?»
«Non ho bisogno di un uomo per sentirmi realizzata.» Le parole le uscirono automaticamente dalla bocca. Era il suo mantra, la base del suo libro. L’unica costante nella sua vita.
«Forse no, ma può essere piacevole averli intorno.»
E proprio per questo Ivy ne poteva fare a meno. Aveva la sua carriera e i suoi amici. Le bastavano. Per ora. «Mi hai messo in una condizione terribile. Tenuto conto di tutta la gente che sarà presente sabato al tuo matrimonio, è certo che circolerà la voce che ho trascorso una settimana in Messico con il mio ex marito. Sai quanto brutali possono essere i media. Che cosa succederà se inizieranno a insinuare che stiamo tornando insieme? Che cosa credi che ne sarà della mia reputazione?»
«Credo di non averci mai pensato in questo termini.» Il labbro inferiore di Deidre cominciò a tremare e gli occhi le si riempirono di lacrime. «Stavo solo cercando di darti una mano. Se vuoi andartene ti capisco.»
Ivy fece un sospiro. Per quanto fosse davvero arrabbiata con la cugina, sapeva in cuor suo che le sue intenzioni erano sincere. Deidre non era un tipo vendicativo. Se diceva che stava cercando solo di darle una mano era vero e l’aveva fatto per affetto e reale preoccupazione.
Maledizione.
Allungò una mano per toccare le mani chiuse a pugno di Deidre. «Non andrò da nessuna parte. Questa è la settimana più importante della tua vita e non vorrei perdermela per nessuna ragione al mondo.»
Le
