Confessioni molto private: Harmony Destiny
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About this ebook
Caroline Cranshaw, addetta stampa della Casa Bianca, ora più che mai deve stare attenta a chi frequenta. La reputazione del nuovo presidente è appesa a un filo, e l'intero entourage governativo deve mantenere un basso profilo. Lei compresa. Ecco perché non è proprio il momento di lasciarsi distrarre da ricordi a luci rosse, specie se il protagonista è il reporter investigativo Max Gray. Lui farebbe di tutto per ottenere uno scoop, persino sedurla o convincerla dell'esistenza di un sentimento che a Washington si può comprare a ogni angolo di strada. E la loro unica notte insieme non dovrà mai essere rivelata.
Barbara Dunlop
Tra le autrici più note e amate dal pubblico italiano.
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Confessioni molto private - Barbara Dunlop
Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:
A Conflict of Interest
Harlequin Desire
© 2013 Harlequin Books S.A.
Traduzione di Rita Pierangeli
Questa edizione è pubblicata per accordo con
Harlequin Books S.A.
Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o
persone della vita reale è puramente casuale.
Harmony è un marchio registrato di proprietà
Harlequin Mondadori S.p.A. All Rights Reserved.
© 2014 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano
eBook ISBN 978-88-5891-976-7
www.eHarmony.it
Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato, riprodotto, trasferito, distribuito, noleggiato, licenziato o trasmesso in pubblico, o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore, ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.
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Frontespizio. «Confessioni molto private» di Dunlop Barbara1
A Washington si festeggiava l’insediamento del nuovo presidente e Caroline Cranshaw doveva scegliere tra lui e il suo amante. Il primo incedeva trionfante sotto le arcate della sala da ballo dell’Hotel Worthington alle note di Hail to the Chief e tra gli applausi di ottocento sostenitori e amici. Il secondo la fissava con sfacciataggine dal lato opposto della sala; un ciuffo di capelli neri gli scendeva sulla fronte e gli occhi le trasmettevano il messaggio che la voleva nuda.
Per il momento, era il reporter Max Gray a catturare la sua attenzione. Benché fosse decisa a voltare pagina sulla loro relazione, non riusciva a staccare lo sguardo da lui, né poteva impedirsi di toccarsi l’addome. Ma Max era off-limits adesso che Ted Morrow era diventato presidente.
«Signore e signori» gridò il maestro di cerimonie per sovrastare musica e applausi. «Il Presidente degli Stati Uniti!»
Gli applausi divennero assordanti e la musica crebbe di volume. La folla si divise, consentendo al presidente Morrow di attraversare la sala. Cary si mosse con loro, senza però riuscire a staccare lo sguardo da Max mentre lui indietreggiava di un paio di passi.
Cary si impose di assumere un’espressione determinata. Non poteva permettergli di intuire la confusione e l’ansia che provava da quando la sua dottoressa l’aveva visitata quel pomeriggio. Determinazione, rammentò a se stessa, non esitazione e decisamente non paura.
«Sta facendo tardi» le gridò all’orecchio Sandy Haniford.
Sandy era un acquisto recente dell’ufficio stampa della Casa Bianca, dove Cary lavorava come esperta in pubbliche relazioni. Quella sera, mentre Cary seguiva il presidente da un ballo all’altro, Sandy era di stanza lì, per fare da collegamento con l’evento dell’American News Service.
«Solo di pochi minuti» gridò a sua volta Cary, sempre con gli occhi puntati su Max.
Determinazione, ripeté a se stessa. L’imprevista gravidanza aveva dato uno scossone al suo mondo, ma non influiva sul suo impegno di quella sera e non modificava la sua responsabilità nei confronti del presidente.
«Speravo che il presidente sarebbe arrivato un po’ prima» proseguì Sandy. «Abbiamo un’aggiunta dell’ultimo minuto all’elenco degli oratori.»
Cary voltò la testa; le parole di Sandy avevano interrotto la presa psicologica di Max su di lei. «Vuoi ripetere?»
«Abbiamo un altro oratore.»
«Non puoi farlo.»
«Già fatto.»
«Bene, annullalo.»
Gli oratori, soprattutto quelli appartenenti a organizzazioni tutt’altro che amiche del presidente, erano stati selezionati con settimane di anticipo. L’American News Service non era amica del presidente Morrow, ma il loro ballo era una tradizione, perciò non poteva non parteciparvi.
La sua apparizione sarebbe durata trenta minuti. L’arrivo era previsto per le dieci e quarantacinque – be’, in realtà erano le dieci e cinquantadue – per poi andarsene alle undici e quindici. Il successivo appuntamento in programma era il ballo inaugurale dell’esercito, e il presidente aveva dichiarato di voler arrivare in tempo per accogliere le truppe.
«Cosa vuoi che faccia?» chiese Sandy. «Devo placcarlo quando si avvicina al microfono?» suggerì con sarcasmo.
«Avresti dovuto risolvere il problema prima che diventasse tale.» Cary sollevò il telefono per contattare il suo capo, Lynn Larson.
«Credi che non ci abbia provato?»
«Non abbastanza, chiaramente. Come hai potuto dargli il permesso di aggiungere un altro oratore?»
«Non me l’hanno chiesto. Graham Boyle in persona ha messo Mitch Davis in lista per un brindisi. Due minuti al massimo, dicono.»
Mitch Davis era un reporter di prim’ordine della ANS. Graham Boyle poteva anche essere il proprietario della rete e lo sponsor di quel ballo, ma nemmeno lui era autorizzato a imporsi al presidente.
Cary non poté fare a meno di lanciare un’occhiata in direzione di Max. Essendo il più popolare reporter della rivale dell’ANS, la National Cable News, forse aveva un’idea di quello che stava succedendo. Ma non poteva chiedergli delucidazioni, non in quel momento e nemmeno in futuro.
Cary premette il tasto del numero a selezione automatica del suo capo. Dopo uno squillo subentrò la segreteria telefonica. Riagganciò e tentò di nuovo.
Nel frattempo notò che il presidente aveva raggiunto il tavolo principale, di fronte al palco, e stava accettando le congratulazioni degli invitati.
David Batten, popolare presentatore di talk show dell’ANS, tornò al microfono e diede un breve ma cordiale benvenuto al presentatore prima di cedere il posto a Graham Boyle, il quale aveva a sua disposizione tre minuti per parlare. Poi il presidente avrebbe ballato prima con la direttrice di un ospedale del posto, quindi con Shelley Michaels, un’altra celebrità dell’ANS. Sarebbero seguiti sette minuti al suo tavolo con i membri del consiglio di amministrazione dell’ANS prima di prendere congedo.
Cary rinunciò al cellulare e cominciò a farsi strada verso il palco. C’era una scaletta a ciascuna estremità, perciò aveva il cinquanta per cento di probabilità di bloccare Mitch Davis prima che arrivasse al microfono. Peccato che lei non fosse un po’ più massiccia, un po’ più muscolosa, e forse un po’ più mascolina.
I suoi pensieri tornarono di nuovo a Max. Quell’uomo scansava pallottole in città dilaniate dalla guerra, scalava montagne per raggiungere accampamenti di ribelli e si faceva largo tra coccodrilli e ippopotami per raccontare le lotte di popolazioni indigene. Se Max Gray non voleva che una data persona salisse sul palco, quella persona non vi sarebbe salita. Peccato che lei non potesse avvalersi del suo aiuto.
Graham Boyle stava esaltando il ruolo dell’ANS nell’elezione presidenziale. Aveva fatto un paio di battute sulla laurea del presidente Morrow e sulla sua infelice scelta di una mascotte, ma faceva tutto parte del gioco.
Cary avrebbe voluto essere più alta. Con il suo metro e sessantacinque, non riusciva a vedere su quale lato del palco si trovasse Mitch. Rimpiangeva di aver scelto un paio di scarpe dal tacco basso invece di quelle con il tacco a spillo di dieci centimetri che sua sorella Gillian le aveva regalato a Natale.
«Dove stai andando?» La voce di Max le risuonò all’orecchio.
«Non sono affari che ti riguardino» ribatté lei, cercando di accelerare il passo per distanziarlo.
«Forse posso aiutarti.»
«Non ora, Max.»
«La tua meta non può essere un segreto di stato.»
Cary si lasciò convincere. «Sto cercando di arrivare al palco. D’accordo? Soddisfatto?»
«Seguimi» disse Max, precedendola.
Con il suo metro e ottantotto e le spalle larghe, era una figura imponente. Il risultato era che lui poteva muoversi in mezzo a una folla più velocemente di lei. Rassegnata, Cary lo seguì alle calcagna. Ma anche così, alla fine rimasero bloccati dietro una barriera di gente.
«Perché devi arrivare al palco?» le chiese Max.
«Per la cronaca, non conosco nessun segreto di stato» ribatté lei, evitando di rispondere alla domanda. «Non svolgo quel tipo di lavoro.»
«E dal momento che io non sono una spia straniera, dovresti essere in grado di conversare con me senza compromettere la sicurezza nazionale.»
Dagli altoparlanti uscì una voce inconfondibile. «Buonasera, signor presidente» esordì Mitch Davis in tono affettato.
Un mormorio di sorpresa serpeggiò per la sala, dal momento che Mitch era un noto denigratore del Presidente Morrow. Cary fece una smorfia. Non era riuscita a bloccarlo.
«Prima di tutto mi permetta di dire, per conto dell’American News Service, congratulazioni per la sua elezione a Presidente degli Stati Uniti.»
L’applauso arrivò a comando, anche se non così caloroso come al solito.
«I suoi amici» proseguì Mitch, sfoderando un sorriso stucchevole, «i suoi sostenitori, sua madre e suo padre devono essere tutti molto orgogliosi.»
Cary allungò il collo per vedere l’espressione del presidente, chiedendosi se fosse arrabbiato o semplicemente seccato per quel fuori programma. Ma la folla era una barriera insormontabile.
«Il presidente sta sorridendo» la informò Max, intuendo chiaramente la sua preoccupazione. «Tuttavia, sembra un po’ teso.»
«Davis non era incluso nel programma» borbottò Cary.
«Ma davvero» commentò Max, come se solo un idiota potesse pensare il contrario.
Lei gli diede un’occhiataccia, quindi si fece largo a gomitate verso il tavolo del presidente. Lynn Larson si sarebbe infuriata. Non era esattamente responsabilità di Cary assicurarsi che quella particolare serata filasse liscia, ma aveva lavorato a stretto contatto con gli organizzatori, perciò la colpa era in parte anche sua.
Per fortuna, Max non la seguì.
«Immagino che nessuno sia più orgoglioso di sua figlia» stava dicendo Mitch nel momento in cui Cary arrivò in un punto dal quale poteva vederlo.
Sulla sala calò un silenzio imbarazzato perché il presidente era scapolo e non aveva figli. Perplessa lei stessa, Cary si arrestò a poco più di un metro da Lynn, seduta al tavolo del presidente.
Mitch fece una breve pausa, con il microfono in una mano e un bicchiere di champagne nell’altra. «Ariella Winthrop, la figlia ritrovata che stasera è qui con noi per festeggiare.»
La folla impiegò mezzo secondo per reagire. Forse stavano cercando di capire se si trattava di uno scherzo di pessimo gusto. Cary, però, si rese ben presto conto che era qualcosa di molto più disastroso di uno scherzo, e il suo sguardo corse all’angolo del palco dove aveva scorto la sua amica Ariella, la cui ditta aveva avuto l’incarico di organizzare la serata. Un macigno le chiuse la bocca dello stomaco. Appena venne fatta notare, la somiglianza tra Ariella e il presidente era sbalorditiva. E Cary sapeva da anni che Ariella era stata adottata e non conosceva i suoi genitori naturali.
Cary mosse un passo in direzione di Ariella, ma lei girò sui tacchi e scomparve dietro il palco, dove c’erano almeno una decina di porte, il cui accesso era vietato agli ospiti.
Mitch alzò in alto il suo bicchiere. «Al presidente.»
Fu ignorato da tutti.
Cary si diresse verso Lynn mentre le domande della folla si trasformavano in urla e la stampa piombava sul tavolo.
«Vi prego di rivolgere a me le vostre domande» gridò Lynn, alzandosi dalla sua sedia e distogliendo, almeno per un momento, l’attenzione dal presidente Morrow, il quale sembrava traumatizzato.
«È ovvio che prendiamo molto sul serio accuse di questa natura» iniziò Lynn e, guardando Cary, con il capo indicò in modo impercettibile in direzione del palco.
Cary reagì immediatamente, girando intorno alla improvvisata conferenza stampa per arrivare al microfono. Limitazione danni...
Notò che il servizio di sicurezza aveva circondato il presidente e lo stava conducendo verso l’uscita più vicina. La limousine sarebbe stata in attesa al marciapiede prima ancora che il presidente uscisse dalla porta.
Non aveva idea se l’accusa fosse vera o se Mitch Davis si fosse limitato a sfruttare la somiglianza tra Ariella e il presidente, ma non aveva importanza. Era probabile che i tweet e i blog fossero arrivati fino alla California e a Seattle, e che avessero ormai valicato
