Un sogno portoghese (eLit): eLit
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Sally Wentworth
Tra le autrici più amate e lette dal pubblico italiano.
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Un sogno portoghese (eLit) - Sally Wentworth
1
I membri della famiglia Brodey erano riuniti al gran completo negli splendidi giardini del palacio barocco che sorgeva a Oporto, suggestiva città del Portogallo, per festeggiare il bicentenario della gloriosa impresa di famiglia: Casa Brodey, famosa in tutto il mondo per la produzione di vini pregiati.
Fondata nell'isola di Madeira, considerata l'ultimo lembo di paradiso terrestre per il suo clima particolarmente dolce, la compagnia si era trasferita a Oporto quando il capostipite, Calum Lennox Brodey I aveva acquistato migliaia di ettari di terreno nella pittoresca valle del fiume Douro.
Il grande pranzo in giardino era solo la prima delle manifestazioni che avrebbero celebrato le fortune della Casa e che sarebbero culminate in un gran ballo. Gli invitati provenivano soprattutto dal mondo del commercio: vi erano compratori inglesi, francesi, americani, perfino australiani, spedizionieri locali, esperti viticultori che operavano nel centro di imbottigliamento di Vila Nova de Gaia e nelle numerose proprietà che i Brodey possedevano nell'Alto Douro.
I membri della famiglia si muovevano con disinvoltura tra i quasi duecento invitati e s'intrattenevano ama bilmente ora con uno ora con l'altro ospite. Tra essi spiccava il capofamiglia, Calum Lennox II, da tutti confidenzialmente chiamato Old Calum, un aristocratico signore di circa ottant'anni, tuttora pieno di vitalità e Calum, suo nipote ed erede, che curava gli interessi di quella che più che un'impresa di famiglia si sarebbe potuta considerare un vero e proprio impero.
Una donna alta, bionda, con un appariscente abito rosso, si era allontanata da un gruppo di invitati per chiedere a uno dei camerieri un bicchiere di Porto bianco. Era la principessa Francesca de Vieira, altra nipote di Old Calum, che in quel momento faceva coppia fissa con Michel, un conte francese che molti indicavano come il suo probabile secondo marito.
Di tutti i componenti della famiglia erano quei tre ad attirare l'attenzione di Tiffany Dean. Si era documentata scrupolosamente per due settimane su tutto quanto riguardava i Brodey e nel momento in cui aveva ritenuto di saperne abbastanza, aveva deciso di partecipare a quella festa pur non avendo l'invito.
I rotocalchi portoghesi e internazionali erano stati per lei una fonte inesauribile di notizie, soprattutto su Francesca, sul suo spettacolare matrimonio con un principe italiano e sul suo altrettanto sensazionale divorzio. Tiffany guardò la principessa con una punta d'invidia: quella donna ostentava una sicurezza che certo le proveniva dal fatto di non aver mai avuto preoccupazioni economiche e di aver sempre potuto scegliere il meglio di ogni cosa, fossero scuole, abiti o uomini.
Anche il giovane Calum mostrava la stessa aria di superiorità. Se non fosse stato tanto attraente, sarebbe bastato il piglio arrogante del suo mento a identificarlo in mezzo a una folla.
Era una tradizione dei Brodey sposare donne bionde, pallide rose inglesi, come aveva puntualizzato un gior nalista in un articolo che Tiffany aveva letto con estrema attenzione.
Nonostante non possedesse una preparazione specifica, aveva scritto un paio di articoli di costume per un periodico femminile e ora, dal suo paese d'origine, l'Inghilterra, le avevano proposto di preparare un pezzo
sulla famiglia Brodey, cercando soprattutto di svelare i segreti che riguardavano la vita privata del giovane Calum.
In circostanze normali Tiffany avrebbe rifiutato quel tipo di incarico, visto che non le piaceva curiosare nella vita privata degli altri, ma purtroppo era stata costretta ad accettare. Era senza lavoro da parecchio tempo ormai e aveva dato fondo a tutti i suoi risparmi. Il giovane editore inglese le aveva promesso una bella somma se fosse riuscita a scoprire particolari piccanti sull'erede dei Brodey e se avesse svelato i vizi privati che senz'altro si nascondevano dietro l'impeccabile immagine pubblica della famiglia.
Tiffany era troppo intelligente per ignorare che non bastava una cascata di capelli biondi e un paio di begli occhi azzurri per introdursi nel clan dei Brodey e riuscire a carpire le informazioni che le servivano. Quindi, nonostante le precarie condizioni finanziarie, avrebbe rifiutato la proposta dell'editore.
Necessità economiche a parte, però, nutriva un istintivo risentimento verso i membri della famiglia Brodey. Era stato a causa loro che aveva perso il lavoro per cui si era trasferita in Portogallo. In realtà non aveva mai avuto contatti diretti con la famiglia, essendo solo un insignificante ingranaggio del grandioso progetto di cui la Brodey Corporation era il principale finanziatore.
Tuttavia, proprio i Brodey erano stati i primi a ritirarsi alle timide avvisaglie di recessione che si erano manifestate nel paese, trascinando con sé gli altri azionisti. Il progetto era quindi fallito miseramente, lasciando Tiffany e altri senza lavoro.
Il rancore e la volontà di vendetta avevano perciò avuto la meglio sugli scrupoli e avevano convinto Tiffany a imbarcarsi in un'impresa che si sarebbe quasi sicuramente risolta in un insuccesso. Riuscire a partecipare a quella festa rappresentava non solo l'ultima possibilità di sussistenza, ma soprattutto una sfida.
Entrare nel palacio si era rivelato più facile di quanto avesse sperato. Quando davanti al cancello di ingresso si era formata una lunga fila di macchine e alcuni ospiti avevano cominciato a scendere dalle vetture e a dirigersi verso l'entrata, Tiffany si era unita a un piccolo gruppo, riuscendo a varcare la soglia senza problemi.
Ora bisognava trovare un modo per attirare l'attenzione di Calum ed essergli presentata. Una volta che lui l'avesse notata, avrebbe dovuto solo rendersi interessante ai suoi occhi... e il gioco era fatto.
Per darsi un contegno, Tiffany accettò il bicchiere di Porto che un cameriere le aveva offerto in segno di benvenuto e fu allora che si accorse che un uomo alto e aitante la fissava con curiosità.
«Salve!» esordì lo sconosciuto con disinvoltura. «Tu hai l'aria di parlare perfettamente inglese!» Il suo accento era inequivocabilmente americano.
Tiffany esitò qualche secondo prima di annuire. «Hai qualche problema di comprensione?» chiese lei con espressione divertita.
«Non parlo portoghese e qui non conosco pratica mente nessuno. Mi sei sembrata spaesata e ho pensato che fossi anche tu nella mia stessa condizione. Mi chiamo Sam. Sam Gallagher, e vengo dal Wyoming.»
Tiffany esitò di nuovo. Non aveva intenzione di perdere tempo con quell'uomo, d'altra parte disporre per un po' di un cavaliere avrebbe potuto esserle utile. Così gli sorrise e si presentò a sua volta.
Lui la squadrò da capo a piedi, soffermandosi sul suo viso, sulla sua figura minuta, sull'abito di seta che lei aveva noleggiato spendendo gli ultimi risparmi.
«E questo cos'è?» le chiese indicando il bicchiere che lei teneva in mano.
«È Porto bianco, l'aperitivo oggi più di moda in Europa. Dovresti saperlo: non sei forse un esperto di vini come tutti quelli che partecipano a questa festa?»
Sam scosse la testa. Tiffany non aveva voglia di continuare quella conversazione. I suoi occhi erano puntati su Calum che proprio in quel momento stava attraversando il prato.
«Sostituisco un mio amico che lavora a Oporto in una compagnia di spedizioni» le stava intanto spiegando Sam, per nulla scoraggiato dalla palese indifferenza di Tiffany, «e ti confesso che questo ambiente è del tutto nuovo per me. Tu conosci i Brodey?»
«Li conoscono tutti, sono una delle famiglie più influenti di Oporto» rispose lei indicando il vecchio Calum che stava parlando con Lennox, uno dei suoi nipoti, e con la moglie di lui, in stato interessante. Quella coppia sembrava così felice che Tiffany non poté reprimere un istintivo moto di gelosia.
«E quella» continuò, sfoggiando le informazioni che aveva appreso dai giornali, «è l'altra nipote, Francesca de Vieira.»
Sam guardò nella direzione indicata da Tiffany ed emise un eloquente fischio di ammirazione.
All'improvviso lei desiderò essere molto più alta e appariscente, ma fu solo un attimo. Riprendendo l'abituale grinta, decise che quello su cui poteva contare non era poi così disprezzabile: setosi capelli biondi, occhi espressivi, un viso che non passava inosservato, soprattutto quando veniva illuminato da un sorriso e una figura che, sebbene minuta, era comunque perfetta.
«Vivi in città?» le chiese Sam mentre camminavano nel prato.
«Temporaneamente. Mi dispiace, però non posso presentarti nessuno. Come vedi, qui mi sento anch'io un po' spaesata». Voleva dissuaderlo dal porle altre domande e scoraggiarlo in modo gentile e fermo al tempo stesso. Tuttavia Sam non era tipo da darsi per vinto.
«Bene, è un motivo in più perché tu e io ci facciamo compagnia.»
Tiffany non desiderava che lui le stesse appiccicato e avrebbe preferito starsene da sola. Se Sam avesse conosciuto qualcuno, la cosa sarebbe stata diversa e almeno avrebbe potuto presentarla ai suoi amici. Invece, con la sua presenza, le impediva di attuare il suo piano!
«Fa così caldo!» esclamò porgendogli il bicchiere vuoto. «Potresti andare a prendermi ancora un po' di Porto? Con molto ghiaccio, per favore...»
Appena si fu allontanato, Tiffany andò alla ricerca di Calum Brodey. Mentre passava vicino a un gruppo composto di soli uomini impegnati in una vivace discussione, uno di loro la urtò inavvertitamente.
«Perdao!» esclamò il colpevole, prendendola per un braccio.
«Ehm... Nao tem de que» ribatté lei imbarazzata.
«Oh... tu non sei portoghese!» commentò l'uomo con un sorriso benevolo.
«Santo Cielo! Si sente davvero tanto?» osservò lei con aria mortificata. «Merito comunque una lode per l'impegno, se non per il risultato» aggiunse poi guardando negli occhi il suo interlocutore. Era alto, bruno e aveva un'aria vagamente familiare.
«Anche il suo accento, però, non mi sembra portoghese...» continuò senza smettere di fissarlo.
«Infatti sono bilingue. Mia madre è per metà portoghese. Sono Christopher Brodey.»
Ecco dove aveva visto quel volto! Sui rotocalchi mondani che aveva consultato con tanta attenzione! Ma poiché Chris non era nella linea di successione diretta, Tiffany non gli aveva prestato molta attenzione. Ricordava solo di aver letto che era stato un ragazzo spericolato e che anche ora, doveva avere all'incirca ventott'anni, amava le macchine veloci, i fuoribordo, le donne belle e disponibili. Non era Calum, ma avrebbe potuto tornarle utile. Decise di presentarsi.
«Che bel nome!» commentò lui sorridendo. «Ed è anche piuttosto insolito. Sono certo che non ci siamo mai incontrati altrimenti me ne sarei ricordato, anche se devo ammettere che raramente sto in Portogallo. Mi occupo di trovare nuovi sbocchi commerciali per la nostra produzione, quindi viaggio e difficilmente mi fermo in qualche posto per più di un mese».
«Oh, dev'essere un lavoro molto interessante! Da quanto ho sentito dire in giro, lei è dotato di un grande talento professionale».
Lui le sorrise. Era un sorriso sincero, quasi da ragazzo, che veniva soprattutto dagli occhi ammiccanti e fanciulleschi. Non era difficile spiegarsi il grande suc cesso che riscuoteva presso il pubblico femminile.
«I miei genitori vivono a Lisbona e possiedono una villa nell'isola di Madeira, la cosiddetta perla dell'Atlantico, dove anch'io ho abitato fino a qualche tempo fa. Ora risiedo soprattutto a New York, perché è sul mercato americano che stiamo concentrando i nostri sforzi.»
«Oporto deve sembrarle una
