STRATEGIZZARE LE TRASFORMAZIONI SOCIALI: noonomia, sapere, tecnologia
By Vladimir Kvint and Sergey Bodrunov
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IL LIBRO: Attenti nel percepire i cambiamenti storici e le evoluzioni sociali destinati a influenzare l'economia globale, Bodrunov e Kvint illustrano e analizzano il concetto di "noonomia" (ideato proprio dal professor Bodrunov) e lo applicano al caso russo. Secondo gli illustri economisti, il Paese dovrebbe adottare una politica socioeconomica che consenta progressi molto rapidi, valutando
criticamente e incorporando le esperienze migliori della Cina e dei paesi del Nord Europa. Si tratterebbe, quindi, di introdurre un sistema efficiente di pianificazione, che, da un lato, operi in una economia di mercato, e, dall'altro, instauri un solido sistema di welfare che tuteli soprattutto le fasce deboli.
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STRATEGIZZARE LE TRASFORMAZIONI SOCIALI - Vladimir Kvint
Prefazione
Lo scopo del presente libro è duplice, in quanto si propone di unire due approcci all’analisi e alla valutazione delle prospettive di sviluppo sociale, nonché di rafforzare le potenzialità di ciascuno degli approcci in questione.
Un primo approccio si basa sulla gestione dello sviluppo informatico e tecnologico della società, della sua trasformazione socioeconomica attraverso l’elaborazione e l’attuazione di una determinata strategia che abbia sempre come punto di partenza la teoria o la dottrina di linee guida delineate. La strategizzazione, vale a dire la pianificazione strategica, delle trasformazioni informatiche e tecnologiche della società risulta maggiormente efficace quando copre periodi di sviluppo a lungo termine. Finora ci sono pervenuti esempi di strategizzazione che riguardano periodi di 10-15 anni. Tuttavia, non mancano esempi di elaborazione e attuazione di strategie con periodi di riferimento di 50, 100 e persino 200 anni. Sono le strategie a lungo termine a determinare cambiamenti significativi e persino cruciali nei valori e nelle priorità dello sviluppo socioeconomico.
Pertanto, la fruizione degli sviluppi legati ai cambiamenti qualitativi a lungo termine della società può giovare a filosofi, sociologi, economisti, tecnologi e rappresentanti di vari ambiti professionali. È alle possibilità di comprensione concettuale dello sviluppo a lungo termine che si ricollega il secondo approccio, realizzato in correlazione alla strategizzazione nella presente monografia. Si tratta del concetto di noonomia
, ossia una complessa teoria della trasformazione basata sullo studio del cambiamento tecnologico e della conseguente metamorfosi dell’ordinamento sociale. La teoria in questione consente non solo di identificare le tendenze, ma anche di cogliere i cambiamenti sociali qualitativi a cui portano queste trasformazioni. Pertanto, l’approccio proposto dalla teoria della noonomia consente di prevedere e valutare le prospettive non immediate dello sviluppo sociale e di coglierne le transizioni da una fase all’altra. L’utilizzo del concetto di noonomia nei processi di strategizzazione è una fase di previsione che precede immediatamente i processi di strategizzazione e ne crea le linee guida.
Tuttavia, la visione del futuro non ha valore di per sé, ma ne acquista uno sociale quando si trasforma in uno strumento e in una tecnologia che ci permettono di utilizzare questa conoscenza e di indirizzare l’evoluzione della società nella direzione oggettivamente possibile e opportuna. Con questo approccio, non ci si orienta verso linee guida infondate, irraggiungibili o nocive per il benessere pubblico. A loro volta, i metodi di strategizzazione trasformano la conoscenza del futuro in uno strumento di gestione efficace dei processi di sviluppo.
Il concetto di noonomia corrisponde perfettamente all’approccio strategico, in quanto include la previsione di eventi che non sono ovvi per il senso comune e la capacità di guardare ben oltre l’attuale ordine del giorno per inerzia. La direzione del moto per inerzia basata sull’estrapolazione di scenari pregressi risulta possibile senza particolari sforzi di strategizzazione. Una strategia con solide basi consente di seguire una direzione non scontata verso un futuro inesplorato.
Pertanto, una teoria in grado di cogliere non solo i cambiamenti inevitabili, ma anche il futuro che si prospetta in seguito a crisi qualitative nello sviluppo mondiale, è necessaria per la creazione di una visione strategica del destino della società e dell’impatto strategico sul suo sviluppo.
Questo libro si presenta come il primo tentativo degli sforzi congiunti degli autori dei concetti di strategizzazione (Vladimir Kvint) e di noonomia (Sergey Bodrunov). L’idea di combinare i punti di vista degli autori sui problemi dello sviluppo generale della civiltà ha una base scientifica comune: la definizione di obiettivi a lungo termine e la scelta di strumenti economicostrategici per il loro raggiungimento.
Il presente libro contiene una tesi dei principali approcci degli autori alle questioni prese in esame. Ciò semplifica la risoluzione del compito degli autori: mostrare la produttività della sintesi di tali approcci allo studio degli elementi sistematici dello sviluppo sociale per un ulteriore utilizzo nella loro attuazione teorica e pratica. La forma di presentazione del materiale scelta dagli autori facilita l’assimilazione dei concetti presentati nella loro integrità.
1. Tendenze Mondiali Di Sviluppo
L’approccio strategico, che presuppone l’andare oltre l’orizzonte degli eventi attuali e delle tendenze consolidate, non si basa solo sull’intuizione di chi elabora la strategia o su qualche dono profetico. Qualsiasi strategia, per quanto a lungo termine, si basa su fatti di vita reale, su processi oggettivi che determinano lo sviluppo della società e dei suoi sottosistemi. A differenza di quella comune, la visione strategica coglie nell’attuale corso degli eventi gli elementi sistematici che generano i cambiamenti futuri. Sono proprio queste imminenti e profonde trasformazioni dello sviluppo sociale a dettare l’elaborazione degli obiettivi strategici.
La teoria della noonomia si basa sullo studio di quei processi e di quelle tendenze che conducono naturalmente a un nuovo stadio della società. Questa teoria non si limita all’estrapolazione di tali tendenze, ma le studia come punto di partenza per capire in che modo queste porteranno ai cambiamenti qualitativi logici in grado di plasmare la realtà futura.
Il fattore determinante dello sviluppo sociale risulta lo sviluppo della produzione materiale, che appare plasmata dal progresso della conoscenza e dalla sua applicazione tecnologica. Come ha osservato il premio Nobel Edmund Phelps, «[…] l’economia moderna, se intesa come progetto ampio e continuo di invenzione, sviluppo e collaudo di elementi e metodi nuovi che possano funzionare e piacere alle persone, ha avuto un impatto profondo sul lavoro e sulla societ໹. Pertanto, lo studio dei processi e delle tendenze in questo ambito è il punto di partenza per comprendere sia gli obiettivi della strategizzazione che i mezzi necessari per raggiungere tali obiettivi. L’esaurimento delle possibilità del precedente stadio di sviluppo tecnologico e la presenza dei presupposti per il passaggio allo stadio successivo del progresso tecnologico sono tratti distintivi dello stato attuale dell’economia mondiale. Non è un caso che di recente si parli spesso di una nuova rivoluzione tecnologica e industriale.
Su quali cambiamenti dello sviluppo tecnologico si baserà questa rivoluzione e quali effetti produrrà?
1.1 Il progresso tecnico-scientifico e il nuovo assetto tecnologico
Il sesto assetto tecnologico
La produzione moderna è in fase di transizione verso il sesto assetto tecnologico. Le biotecnologie, le nanotecnologie e l’intelligenza artificiale sono all’avanguardia del progresso tecnologico; la digitalizzazione si sta espandendo a diversi settori della vita umana. Queste tecnologie possiedono il potenziale per rivoluzionare lo stile e la qualità della vita degli individui. Si intravedono già i primi contorni sfumati della futura realtà tecnologica. Secondo gli esperti, se le attuali tendenze di sviluppo rimarranno invariate (bisogna tenere conto che i processi di crisi possono apportare dei cambiamenti), nel 2020-2025 il sesto assetto tecnologico costituirà la base per il dispiegarsi di una nuova rivoluzione tecnico-scientifica, tecnologica e industriale, la quale si baserà sulla sintesi (convergenza) di molte tecnologie all’avanguardia, alcune delle quali sono ancora in fase embrionale.
Il sesto assetto tecnologico fa riferimento a un insieme di tecnologie emergenti, tra cui le nanotecnologie, le biotecnologie, le tecnologie dell’informazione e le tecnologie cognitive, il cui tratto distintivo è la convergenza di tecnologie e la nascita di tecnologie ibride in concomitanza alla funzione di integrazione delle tecnologie dell’informazione (digitalizzazione, intelligenza artificiale, elaborazione di grandi quantità di informazioni).
Nel definire la strategia di sviluppo industriale, è opportuno ricordare che «i cambiamenti della produzione materiale saranno sistemici e olisticamente interconnessi. Ne analizzeremo alcuni fondamentali da prendere in considerazione nella creazione di un nuovo sistema industriale all’avanguardia della scienza e della tecnologia del XXI secolo.
Di seguito riportiamo le principali caratteristiche di sviluppo dell’industria del prossimo futuro:
• aggiornamento del contenuto dei processi tecnologici;
• cambiamento della struttura delle imprese industriali (livello micro);
• cambiamento della struttura settoriale dell’industria (livello macro);
• cambiamento degli approcci all’organizzazione/localizzazione della produzione;
• nascita di nuove tipologie di cooperazione industriale;
• maggiore integrazione della produzione con la scienza e l’istruzione;
• passaggio al concetto della continuità
del processo di innovazione nella produzione;
• nascita di relazioni economiche e istituzioni finalizzate al progresso industriale/tecnico-scientifico.
Saranno interessati da elementi di novità: il contenuto dei processi tecnologici; la struttura dei settori e la distribuzione della produzione; la struttura interna e le tipologie di cooperazione produttiva e la loro integrazione con la scienza e l’istruzione; le relazioni economiche e le istituzioni che garantiscono il progresso di una produzione materiale fondamentalmente nuova.
Non ci si può limitare a padroneggiare le tecnologie di produzione in linea con i requisiti odierni. È necessario diffondere nuovi standard nella gestione della qualità dei prodotti, nella gestione della produzione, nella logistica e nelle risorse umane. I cambiamenti devono interessare tutti gli elementi del processo produttivo: l’organizzazione, la base tecnologica, il prodotto e, chiaramente, la natura e la qualità del lavoro industriale. Ad esempio, per quanto concerne i cambiamenti sul piano della natura e delle forme di organizzazione della produzione industriale, vale la pena soffermarsi sulla tendenza all’individualizzazione della produzione, che si fa strada dalla fine del XX secolo, e all’organizzazione del lavoro per il singolo consumatore»².
Le principali sfide tecnologiche dell’industria del XXI secolo comprendono:
«• lo sviluppo crescente di nuove tecnologie in grado di aumentare la produttività del lavoro e ridurre i costi di produzione;
• la crescente individualizzazione della produzione, delle tecnologie utilizzate e dei prodotti in circolazione;
• l’introduzione del principio della modularità nella produzione;
• l’accelerazione dell’intellettualizzazione, dell’informatizzazione e della robotizzazione della produzione;
• lo sviluppo delle tecnologie di rete e l’introduzione del principio di rete nell’organizzazione della produzione;
• la miniaturizzazione/compattazione della produzione;
• il rafforzamento della tendenza alla produzione a basso costo e a zero rifiuti;
• l’aumento permanente del tasso di trasferimento tecnologico;
• la tendenza all’avvicinamento fisico tra sviluppatore e produttore, la riduzione dei tempi di introduzione dei nuovi prodotti;
• l’espansione delle aree di intellettualizzazione
del lavoro;
• la clusterizzazione dei rapporti di produzione;
• l’accrescimento del ruolo delle caratteristiche individuali, motivazionali, psicologiche, sociali e di altro tipo dei partecipanti alle attività produttive;
• la diminuzione della quota del costo del lavoro nell’industria per la produzione di nuovi prodotti parallelamente all’aumento dei costi per il loro sviluppo;
• il cambiamento della struttura della redditività della produzione a favore di prodotti ad alto contenuto scientifico e ad alto valore aggiunto»³.
Acquista particolare importanza «il principio dell’individualizzazione della produzione in concomitanza alla modularità di quest’ultima per settori high tech come la costruzione di macchine utensili e l’industria aeronautica (civile e militare), l’industria meccanica pesante eccetera.
L’individualizzazione della produzione e l’instaurazione di un contatto tra il produttore e il singolo consumatore sono in linea con l’uso delle moderne tecnologie informatiche e di telecomunicazione.
Lo sviluppo di internet ha portato alla formazione in massa di piattaforme che forniscono comunicazioni B2B e B2C. Si è così venuto a creare un efficace kit di strumenti di interazione diretta tra il cliente (consumatore) e il produttore. In combinazione con l’ampio sviluppo di tecnologie fondamentalmente nuove (progettazione virtuale, visualizzazione al computer, stampa 3D eccetera), nel prossimo futuro sarà possibile creare in autonomia prodotti industriali a zero rifiuti e fornirli al consumatore quasi in tempo reale»⁴.
Allo stesso tempo, «l’individualizzazione della produzione facilita la transizione verso princìpi di rete che riguardano l’organizzazione non solo delle imprese, ma anche del processo di produzione materiale. Ciò consente di creare e modificare rapidamente la configurazione dell’interazione dei produttori con subfornitori e più in generale con subappaltatori e appaltatori. Su questa base, è possibile adattare rapidamente il prodotto finito alle esigenze dei singoli consumatori, per poi passare a nuovi prodotti destinati ad altri consumatori o utenti, ad altri mercati eccetera. L’organizzazione a rete promuove un’individualizzazione della produzione sempre più elevata, per cui tali processi hanno un effetto a catena»⁵.
Convergenza Nbics di tecnologie e tecnologie ibride
La peculiarità del sesto assetto tecnologico non è solo l’aumento del contenuto di conoscenza di un prodotto, ma anche l’interazione di vari tipi di conoscenza e, di conseguenza, delle tecnologie utilizzate nella produzione di qualsiasi prodotto. Le più significative sono l’integrazione, la convergenza e l’influenza reciproca delle tecnologie dell’informazione, biotecnologie, nanotecnologie e scienze cognitive. Questo fenomeno «è noto come convergenza Nbic (acronimo formato dalle iniziali dei seguenti ambiti: N – nano; B – bio; I – info; C – cogno). Il termine è stato introdotto nel 2002 da Mihail Roco e William Sims Bainbridge, autori dell’opera attualmente più rilevante in materia, vale a dire la relazione Converging Technologies for Improving Human Performance⁶, redatta dal World Technology Evaluation Centre (Wtec)»⁷.
Per convergenza Nbic si intende la compenetrazione reciproca di nanotecnologie, biotecnologie, tecnologie informatiche e cognitive, che porta alla creazione di processi tecnologici in cui queste tecnologie si influenzano a vicenda, formando un insieme inscindibile.
La stessa relazione proponeva «il concetto di convergenza Nbics, includendo le scienze sociali⁸. Sebbene nella letteratura scientifica occidentale e nazionale questo approccio sia ormai affermato, le scienze sociali non hanno ancora apportato un contributo significativo alla soluzione dei problemi di sviluppo e applicazione delle tecnologie convergenti»⁹. Le tecnologie sociali trovano una reale applicazione solo nello sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale progettati per interagire con il consumatore (o, più precisamente, per manipolarlo). Gli umanisti sono più propensi a trattare nelle loro opere i problemi sociali correlati alle nuove tecnologie anziché suggerire modi per integrare la conoscenza sociale nel loro sviluppo.
«Tenendo conto della correlazione tra le tecnologie del sesto assetto, nonché del carattere interdisciplinare della scienza moderna, è ragionevole aspettarsi (in un futuro non lontano) la fusione degli ambiti Nbic in un unico campo scientifico-tecnologico dello scibile, il quale avrà come oggetto di studio e azione quasi tutti i livelli dell’organizzazione della materia: dalla natura molecolare della materia (nano) alla natura della vita (bio), all’intelletto (cogno) e ai processi di scambio di informazioni (info)»¹⁰.
«Pertanto, tra i tratti distintivi della convergenza Nbic figurano:
• la stretta interazione tra i campi scientifici e tecnologici menzionati;
• un notevole effetto sinergico;
• l’ampia portata delle aree tematiche esaminate e interessate – dal livello atomico della materia ai sistemi dotati di ragione;
• la prospettiva di una crescita qualitativa delle opportunità tecnologiche per lo sviluppo individuale e sociale degli esseri umani»¹¹.
La convergenza delle tecnologie nell’ambito del sesto assetto tecnologico ha portato a una vasta diffusione delle tecnologie ibride, in cui varie combinazioni di tecnologie meccaniche e non, unitamente alle tecnologie dell’informazione, vengono utilizzate come strumenti per gestire e indirizzare i processi naturali verso il raggiungimento degli obiettivi umani prefissati, facendo da apripista a una nuova rivoluzione tecnologica.
Per tecnologia ibrida si intende la combinazione di due o più tecnologie di tipo diverso in un unico dispositivo con l’obiettivo di ottenere un risultato che abbia una qualche utilità. Tale combinazione è spesso di natura convergente se una tecnologia garantisce in qualche misura il funzionamento dell’altra.
Al 31 marzo 2019, il motore di ricerca Google ha restituito 17 milioni di link per la query in lingua russa гибридные технологии
(tecnologie ibride
) e 641 milioni per la versione in lingua inglese hybrid technology. In questi risultati le tecnologie ibride vengono citate nei settori della lavorazione industriale, dell’industria automobilistica, dell’intelligenza artificiale, del trattamento delle sementi prima della semina, della sicurezza dei sistemi elettronici, della traduzione automatica, negli impianti di dissalazione nucleare, in campo militare, in cardiochirurgia eccetera. Risulta difficile immaginare un solo campo in cui le tecnologie ibride non vengano utilizzate. Allo stesso tempo, non è stato possibile trovare su internet una definizione generale del concetto di tecnologie ibride
in lingua russa. Nei risultati in lingua inglese, tale definizione appare su uno dei siti web dedicati alle tecnologie in ambito climatico: «Hybrid technology systems combine two or more technologies with the aim to achieve efficient systems» (I sistemi tecnologici ibridi combinano due o più tecnologie allo scopo di ottenere sistemi efficienti
).
Tecnologie additive e sottrattive
Mentre il ruolo e l’importanza delle tecnologie non meccaniche (bioingegneria eccetera) aumenta in modo significativo, il sesto assetto tecnologico non oltrepassa i limiti della produzione industriale. Le tecnologie convergenti (ibride), al contrario, restituiscono una nuova vita al sistema industriale della produzione, combinando i princìpi meccanici e non meccanici dell’impatto sulla natura per creare prodotti che soddisfino i bisogni umani con il minimo apporto di materiale.
La tecnologia della stampa 3D, basata su nuovi tipi di macchine (stampanti) integrate con tecnologie informatiche e modi di virtualizzare la realtà (modellazione 3D), è molto promettente. Ciò condurrà probabilmente a una repentina diffusione delle tecnologie additive e a un ridimensionamento dell’industria manifatturiera tradizionale. La lavorazione del materiale iniziale mediante tecnologie di produzione sottrattive (rifilatura, assottigliamento, segatura del materiale dal pezzo da lavorare) viene sostituita da processi di assemblaggio dei prodotti a partire da singoli elementi, per mezzo della combinazione o del prolungamento del materiale (di solito strato per strato) allo scopo di realizzare un oggetto sulla base di un modello 3D.
Tra le tecnologie industriali tradizionali, è possibile annoverare quelle convenzionalmente classificate come additive: fusione, sinterizzazione di materiali da costruzione, metallurgia delle polveri. Oggi le potenzialità di queste tecnologie si combinano con quelle della stampa 3D. Assistiamo alla creazione di stampanti 3D in grado di stampare interi edifici e costruzioni, o perlomeno i grandi blocchi che li compongono. L’assemblaggio di abitazioni a partire da parti realizzate con stampanti 3D è già una realtà; ad esempio, a Jaroslavl’¹² è stata stampata la prima abitazione realizzata con una stampante di produzione russa. Un intero ufficioalbergo in Danimarca è stato realizzato con la stampante della stessa azienda, Specavia¹³.
Le tecnologie additive vantano una vasta gamma di applicazioni tecnologiche (estrusione e tecnologia a getto di materiale, laminazione di fogli, fotopolimerizzazione, sintesi del prodotto a partire da polveri, rilascio diretto di energia nel punto interessato) e si avvalgono di un’ampia varietà di materiali (plastica, nuove materie plastiche, metalli, compositi, materiali ibridi, materiali per processi di fusione di metalli, ceramiche eccetera).
Oggi le tecnologie di stampa 3D si integrano già con le biotecnologie per realizzare organi umani destinati al trapianto con l’aiuto di stampanti 3D. Finora sono state utilizzate solo bioprotesi (impianti) realizzate con materiali artificiali per sostituire il tessuto osseo e cartilagineo, nonché mani protesiche. Tuttavia, gli esperimenti sulle colture di tessuti di organi umani (fegato, reni, vescica, pelle) vengono in pratica già sfruttati per testare prodotti farmaceutici¹⁴. Non c’è dubbio che queste tecnologie rappresentano la frontiera del futuro.
Il ruolo delle tecnologie informatiche e cognitive
Nel processo di sviluppo, gli individui inseguono la consapevolezza dei loro bisogni crescenti, nonché i modi per soddisfarli. La conoscenza acquisita, essendo per sua natura illimitata, svela costantemente all’individuo non solo la soluzione di cui ha bisogno, ma anche un orizzonte più ampio, creando nuovi bisogni. Questo orizzonte è limitato in ogni fase successiva della conoscenza soltanto dalla capacità attuale dell’individuo di prenderne coscienza. In ciò consiste l’essenza di tutto lo sviluppo umano, compreso il progresso tecnico-scientifico e lo sviluppo delle relazioni sociali.
Così, in un determinato momento, le forze meccaniche sono state riconosciute, comprese e inglobate nel ciclo della produzione; altrettanto dicasi in un secondo momento per le forze dell’elettricità a maggiore contenuto di conoscenza. Attualmente disponiamo di una base di risorse informative e cognitive.
«Tutto questo risulta possibile solo sulla base di un controllo informatico-digitale integrato nei processi tecnologici stessi, che implica l’utilizzo più ampio possibile delle reti di informazione e comunicazione. Ciò si differenzia dalla digitalizzazione applicata ai processi tecnologici tradizionali nell’ambito del quinto e quarto assetto tecnologico. Se si separa, ad esempio, un’unità di controllo software da una macchina Cnc, si ottiene una macchina tradizionale per la lavorazione dei metalli. Ma se si provasse a fare lo stesso con una stampante 3D, si otterrebbe una macchina non funzionante. Se si scollegasse l’industria 4.0 dal web, si fermerebbero interi settori»¹⁵.
L’attuale tendenza alla digitalizzazione dell’economia risulta possibile anche al di fuori del sesto assetto tecnologico. Quest’ultimo, tuttavia, la rende non solo economicamente fattibile, ma anche tecnologicamente predeterminata. Senza l’utilizzo delle tecnologie e delle comunicazioni dell’informazione in forma digitale, la convergenza Nbic non è contemplabile.
La
