Forse ti perdono: Harmony Destiny
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About this ebook
Ry ha la sensazione di avere già incontrato la ragazza a cui ha appena chiesto di ballare. Un vero schianto. E che buon profumo ha! Però non avrebbe dovuto fare troppe domande, perché scopre che ha tra la braccia la ragazza che ha piantato in asso poche ore prima del ballo del college. Ma forse Ry riuscirà a farsi perdonare prima dell'alba.
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Book preview
Forse ti perdono - Shawna Delacorte
Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:
Having The Best Man’s Baby
Silhouette Desire
© 2003 Skdennison, Inc.
Traduzione di Olimpia Medici
Questa edizione è pubblicata per accordo con
Harlequin Books S.A.
Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o
persone della vita reale è puramente casuale.
Harmony è un marchio registrato di proprietà
HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.
© 2004 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano
eBook ISBN 978-88-3052-391-3
Frontespizio. «Forse ti perdono» di Delacorte Shawna1
Jean Summerfield si sentì gelare dalla testa ai piedi. Le mancava il respiro. Lo aveva visto appena era entrata nella sala da pranzo dell’albergo. Non riusciva a distogliere lo sguardo da quel volto tra la folla, un volto che l’aveva riportata indietro nel tempo. Subito le si erano affacciati alla mente una serie di ricordi spiacevoli. Il cuore le batteva a mille e aveva la bocca completamente secca.
Era impossibile... non poteva essere Ryland Collier... non dopo tutti quegli anni. Ry Collier, il ragazzo che quindici anni prima l’aveva umiliata e le aveva spezzato il cuore.
«Ti senti bene, Jean? Hai l’aria di chi ha appena visto un fantasma.»
Jean si girò alla voce della sua migliore amica, Susan Brundage. «Sto... be’, sì, sto bene. Mi sembrava di avere visto una persona che conoscevo tanto tempo fa, ma sono sicura di essermi sbagliata.»
Guardò di nuovo verso Ry e sentì lo stomaco che le si contraeva per la tensione.
Era convinta di essersi lasciata il passato alle spalle, ma le era bastata una frazione di secondo per farsi assalire di nuovo dalle insicurezze di quando era una sedicenne timida e in sovrappeso.
Susan l’afferrò per un braccio, distogliendola dai suoi pensieri. «Ti devo presentare una persona. È arrivato da Chicago proprio oggi pomeriggio» spiegò con una risatina. «Vedrai, è l’incarnazione dell’uomo da cui tutte le madri ti mettono in guardia. Bello, ricco e affascinante, un perfetto seduttore. E, come se non bastasse, è anche single.»
Jean si sentì afferrare da un terribile senso di nausea, mentre l’amica la trascinava attraverso la stanza, dritto verso l’uomo che avrebbe voluto non incontrare mai più in vita sua. Tirò un profondo respiro sperando di calmarsi, ma fu inutile. L’unica cosa da fare era prepararsi all’inevitabile.
«Ry, ti vorrei presentare la mia damigella d’onore, Jean Summerfield. Jean, questo è il testimone di Bill, Ry Collier. Ci tenevo che vi conosceste adesso, visto che vi dovrete vedere spesso nella prossima settimana.»
I lineamenti regolari di Ry furono illuminati da un sorriso affascinante e negli occhi color argento gli passò un lampo diabolico. Era evidente che stava sottoponendo Jean a un rapido esame per valutare le sue attrattive fisiche. «Sono felice di conoscerti, Jean» dichiarò, tendendole la mano. Quella calda voce virile le solleticò subito i sensi e la stretta forte della sua mano le provocò un’immediata vampata di calore in tutto il corpo.
A malincuore Jean ritirò la mano, interrompendo la corrente di energia che stava passando tra loro. Da vicino Ry era ancora più bello, si disse, felice che non avesse dato segni di riconoscerla. Forse non sarebbe stata costretta a riesumare il dolore e il trauma emotivo di quindici anni prima.
Tentò di darsi un contegno e gli restituì il sorriso. «Il piacere è mio.»
«Davvero?» Ry ammiccò e le rivolse uno sguardo assassino. «È un argomento che dovremmo approfondire.» Inclinò la testa con aria interrogativa. «Che ne dici di farlo sulla pista da ballo?»
Senza lasciarle il tempo di rifiutare, Ry la prese per mano, la portò in pista e iniziò a condurre la danza, stringendola forte.
Jean lo aveva salutato come un perfetto estraneo, eppure era sicuro che le loro strade si fossero già incrociate. Non sapeva dire dove e gli sembrava impossibile avere dimenticato una donna così bella, con quei soffici capelli biondi, gli occhi nocciola e un corpo terribilmente sensuale, che non si lasciava nascondere dall’elegante completo giacca e pantaloni. Un corpo che avrebbe soddisfatto le più sfrenate fantasie di qualsiasi uomo.
Avvertiva una strana pesantezza al petto, che gli suggeriva che tra lui e quella donna era successo qualcosa. Sì, dovevano essersi già incontrati, probabilmente in un lontano passato. Ma dove? Fu afferrato da un senso di incertezza, seguito subito dopo da una sinistra apprensione di cui non capiva le origini. Quell’incontro l’aveva colpito nel profondo e adesso doveva scoprire a qualsiasi costo dove e quando si erano conosciuti.
Quando inspirò la delicata fragranza del profumo di Jean, gli mancò quasi il respiro. Il semplice stringerla tra le braccia mentre ballavano gli faceva accelerare i battiti del cuore. In lei c’era qualcosa che lo affascinava e gli faceva desiderare molto di più di un semplice giro di ballo insieme.
Ry la attirò leggermente a sé, sfruttando il fatto di averla già tra le braccia. Doveva essere alta più o meno un metro e settantacinque, l’ideale per il suo metro e ottanta. Abbassando la voce a un sussurro sexy, osservò: «So che la sposa dovrebbe essere sempre al centro dell’attenzione, ma tu sei decisamente la donna più bella della festa».
Le guance di Jean si coprirono subito di un rossore imbarazzato. «Non dire sciocchezze.» La voce le tremò, come se non sapesse cosa rispondere. «Susan è una bellissima donna, con quegli splendidi capelli biondi e gli occhi azzurri... è una sposa stupenda.»
«Non lo metto in dubbio, ma io sono più colpito dalla damigella d’onore.»
Il suo imbarazzo sembrava sincero. Eppure doveva essere abituata ai complimenti. Era felice di conoscere finalmente una donna diversa da quelle che mettevano l’aspetto fisico al primo posto.
Mentre si muovevano al ritmo della musica, il pensiero gli corse a quindici anni prima. Chissà perché gli venne in mente la sua migliore amica dei tempi del liceo, una ragazza di un anno più giovane di lui. Aveva un animo profondo e sensibile ed era l’unica persona con cui si trovasse davvero bene, l’unica con cui riuscisse a parlare di tutto. Purtroppo senza volerlo aveva distrutto per sempre la loro amicizia, tanto che, dopo quindici anni, non si era ancora liberato dal senso di colpa.
Ry cacciò quei ricordi sgradevoli e tornò a dedicarsi alla sua bellissima compagna di ballo. «Dare questa festa una settimana prima del matrimonio è stata davvero un’idea fantastica. Così gli invitati possono fare amicizia prima della cerimonia vera e propria. È da molto che conosci Bill e Susan?»
«Bill si è trasferito a Seattle quattro anni fa e lo conosco da allora. Invece Susan e io siamo nate e cresciute qui, ma ci frequentiamo solo da otto anni. Facciamo parte dello stesso gruppo teatrale. E tu e Bill da quando vi conoscete?»
«Abbiamo studiato allo stesso college, eravamo compagni di stanza e da allora siamo rimasti amici intimi. Sei mesi dopo la laurea io mi sono trasferito da Los Angeles a Chicago, dove adesso si trova la sede della mia società.»
«Di cosa ti occupi?»
«Ho fondato una ditta di consulenze. Analizzo le procedure e l’organizzazione delle aziende per individuare gli sprechi di tempo e di materie prime. Preparo uno schema e do consigli su come ottimizzare la gestione del lavoro. Ho appena firmato un contratto di quattro settimane qui a Seattle. Inizierò a lavorare il lunedì dopo il matrimonio. E tu, invece? Cosa fai, oltre ad appartenere a un gruppo teatrale e ipnotizzare gli ignari sconosciuti?»
Di nuovo le guance le si arrossarono di imbarazzo. «Smettila, per favore. Mi metti a disagio.» Jean cercò di darsi un contegno. Non sapeva se fosse la stupida adulazione di quelle parole a darle più fastidio, o il fatto che fosse Ry Collier a pronunciarle. «Sono direttrice del personale in un’azienda manifatturiera.»
Ry la strinse ancora di più, tanto che i loro corpi, mentre ballavano, continuavano a sfiorarsi. L’ultima cosa che voleva era mettersi a parlare di affari con quella donna. Ogni curva del suo corpo sembrava fatta apposta per lui. La fragranza sensuale del suo profumo continuava a provocargli desideri sempre più spinti. Avrebbe voluto chinarsi su di lei e baciare quelle labbra perfette. E poi prenderla tra le braccia, portarla in camera e passare il resto della notte a fare l’amore con lei.
Dovette farsi forza per mettere da parte quei pensieri e concentrarsi sulla conversazione. Non avrebbe saputo dire dove o come, ma era sempre più sicuro che si fossero già incontrati da qualche parte. «Anch’io sono originario di Seattle» dichiarò, sperando di cogliere una qualche reazione a quelle parole. Lei non disse nulla, ma gli sembrò che per un attimo il suo corpo si irrigidisse. Era solo la sua immaginazione?
Jean lasciò vagare la mente mentre si muovevano a ritmo di musica. Le ci erano voluti quindici anni, ma finalmente era riuscita a ballare tra le braccia di Ry Collier. Tutto quel che aveva sempre sognato si stava realizzando in quel preciso momento e per giunta il magnetismo sessuale di Ry, rispetto a quando era ragazzo, era perfino aumentato. Ma era impossibile cancellare il dolore e l’umiliazione di quella notte di quindici anni prima. Le bastò ripensare a quei ricordi, che aveva sperato di seppellire per sempre, per provare una fitta di dolore.
«... cenare con me questa sera?»
Le parole di Ry la distolsero dai suoi pensieri. Corrugò la fronte, confusa. «Cenare?»
«Salutiamo Bill e Susan e andiamo in cerca di un ristorante tranquillo dove conoscerci meglio.» Ry si chinò verso di lei, con le labbra che le sfioravano l’orecchio. «O, meglio ancora, potremmo andare nella mia suite e ordinare la cena al servizio in camera.»
«Quindi stai in questo albergo?» commentò Jean, in preda a un estremo nervosismo. «È piuttosto caro, vero?»
«Visto che tutti i festeggiamenti per il matrimonio si svolgeranno qui, mi è sembrato il posto migliore dove fermarmi. Credo che ci resterò anche durante le quattro settimane di lavoro a Seattle.»
Al pensiero che Ry Collier sarebbe rimasto in città per più di un mese, l’apprensione di Jean si trasformò in angoscia. Doveva cercare di mantenere la calma, si disse. Il fatto che Ry fosse a Seattle non significava che dovesse avere a che fare con lui dopo il matrimonio. In fondo non avrebbero avuto altre occasioni di incontrarsi, visto che entrambi sarebbero stati impegnati nel proprio lavoro.
Quando la canzone finì, Ry la accompagnò al lato della pista. «Allora? Che ne dici di cenare insieme?»
Non si era mai sentita così tormentata in vita sua. Doveva dirgli chi era, o godersi le sue attenzioni senza pensare al passato? «Sono appena arrivata. Mi sembra un po’ scortese andarmene adesso. In fondo sono la damigella d’onore di Susan e dovrei stare qui. E, visto che tu sei il testimone, credo che lo stesso discorso valga anche per te.»
Ry le rivolse un sorriso smagliante. «Naturalmente hai ragione.» Scelse un tavolino lontano dalla pista da ballo e la fece sedere. «Posso prenderti qualcosa da bere?»
«Un bicchiere di vino bianco, grazie.»
«Torno subito» disse lui, incamminandosi verso il bar. Era sempre più convinto di avere già incontrato l’affascinante Jean Summerfield. Il suo sorriso, l’espressione dei suoi occhi, il suono della sua voce... tutto in lei gli riportava alla mente un lontano passato. Da un lato la trovava estremamente attraente, dall’altro l’associava a qualcosa di diverso e molto più importante, qualcosa di
