La resa dei sensi: Harmony Destiny
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Charlene Sands
Risiede nel sud della California con il marito e i loro due figli. Scrittrice dotata di grande romanticismo, è affascinata dalle storie d'amore a lieto fine ambientate nel Far West.
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Book preview
La resa dei sensi - Charlene Sands
Titolo originale dell’edizione in lingua inglese:
Sunset Surrender
Harlequin Desire
© 2013 Charlene Swink
Traduzione di Roberta Canovi
Questa edizione è pubblicata per accordo con
Harlequin Books S.A.
Questa è un’opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti o
persone della vita reale è puramente casuale.
Harmony è un marchio registrato di proprietà
HarperCollins Italia S.p.A. All Rights Reserved.
© 2014 Harlequin Mondadori S.p.A., Milano
eBook ISBN 978-88-3051-344-0
Frontespizio. «La resa dei sensi» di Sands Charlene1
Sunset Ranch, Nevada
Sophia Montrose fissò i gelidi occhi neri del cowboy. La sua bocca era rigida, a un pelo dal formare una smorfia maligna. «Non vedevi l’ora di rimettere piede da queste parti, eh?»
Non proprio caloroso, come bentornato. Non che Sophia si fosse aspettata di essere accolta calorosamente da Logan Slade; tuttavia, non l’aveva più visto da quando aveva quindici anni, e aveva quasi scordato come il suo bell’aspetto da macho le facesse aumentare il battito. Anche se la maturità gli aveva reso giustizia in modo pericolosamente sensuale, non avrebbe perso di vista il risentimento che quell’uomo nutriva nei suoi confronti, sentimento che Sophia aveva notato la prima volta quando viveva sulla terra degli Slade.
«C’è Luke?» Sulla soglia della grande abitazione, Sophia aveva sperato di vedere il viso amichevole del fratello minore di Logan.
«No, arriverà domani. Vuoi ripassare?»
Lei scosse il capo: non aveva altro posto dove andare. Aveva lasciato il piccolo appartamento di Las Vegas guidando per ore per raggiungere il ranch quello stesso pomeriggio e non voleva prendere una stanza a Carson City; era pronta per cominciare una nuova vita, in quel preciso momento. «Sono venuta a prendere le chiavi del cottage.»
Logan la squadrò con un’occhiata glaciale. «Le avrai.»
Aveva dato disposizioni all’avvocato di non consegnarle le chiavi in anticipo; aveva preteso che lei andasse al ranch a prenderle di persona. Logan era fatto così. Voleva vederla fremere, o quanto meno metterla a disagio nel momento stesso in cui avesse rimesso piede nella proprietà.
Sophia tese la mano, il palmo verso l’alto, cercando di mantenere un minimo di civiltà. «Per cortesia. Vorrei andare a sistemarmi.»
Lui la scrutò per un lungo momento, quindi girò sui tacchi e tornò in casa, lasciandosi un ordine abbaiato alle spalle. «Seguimi.» La piantò sulla porta, così, con la mano tesa. Sophia abbassò il braccio, sollevò il mento e si incamminò dietro di lui.
Non appena lo fece un nodo le strinse la gola e venne sopraffatta dai bei ricordi che cancellavano il tentativo di Logan di rovinare il suo ritorno. La residenza era bella come la rammentava: una casa ospitale che aveva sempre amato, coi suoi toni caldi, i mobili confortevoli e il grande camino che si innalzava fino al soffitto; le pareti erano decorate di antichità e statue di bronzo e altre opere d’arte, il tutto legato dal legno dominante che rendeva l’abitazione perfettamente accogliente.
Quante volte aveva giocato con Luke proprio in quella stanza? A quanti compleanni, quante feste private del Sunset Lodge aveva partecipato insieme alla madre? I ricordi la avvolsero come una coperta morbida e calda.
Sophia non riusciva neanche a immaginare la sfuriata che doveva aver fatto Logan quando l’avvocato aveva letto le ultime volontà del padre. Includerla nel testamento doveva essere stata una decisione dell’ultimo minuto, da parte di Randall Slade, perché quando Luke – una voce dal passato – l’aveva chiamata, lei aveva notato la sua sorpresa. Tuttavia era stato incoraggiante; aveva detto di non vedere l’ora di incontrarla dopo tutti gli anni trascorsi, nonostante le circostanze.
A ogni modo, nessuno era rimasto più stupito di Sophia dalla notizia che lei avesse ereditato il cinquanta per cento della proprietà del Sunset Lodge. L’unica condizione stabiliva che lei avrebbe dovuto gestirlo per un anno, prima di poter vendere la propria quota.
Erano passati dodici anni da quando aveva lasciato il ranch. La madre, direttrice del Sunset Lodge, se n’era andata all’improvviso, strappando tutti i legami con la famiglia Slade e pretendendo da Sophia che facesse lo stesso, il che aveva significato perdere l’amicizia di Luke e molte altre cose.
«È meglio così» aveva sostenuto la madre. Ma Sophia non l’aveva capito, come ogni bambino che non può capire il sacrificio e le difficoltà del fare la cosa giusta. Senza alcun preavviso, Sophia era stata portata via al primo anno di liceo; aveva lasciato le amiche e tutti i suoi sogni, e aveva pianto fino ad addormentarsi ogni notte, in quei primi mesi.
Ora, dopo che la madre aveva perso una battaglia di due anni contro il cancro, Sophia era tornata a reclamare la propria inaspettata eredità. Randall Slade era sempre stato gentile con lei, l’aveva trattata come una di famiglia, offrendole quella figura paterna che le era mancata da quando il padre l’aveva abbandonata a tre anni; Sophia l’aveva sempre considerato un brav’uomo.
«Qui dentro» gracchiò Logan infilandosi nell’ufficio.
Lei lo seguì.
«Siediti.» Indicò un divano cremisi di pelle che appariva rigido e nuovo; guardandosi intorno, Sophia notò che tutta la stanza era stata ammodernata: al posto delle pareti di legno e delle tende dorate che ricordava c’erano ora superfici pulite e sobrie; grandi finestre con tapparelle automatiche si aprivano sul terreno circostante; i lampadari rustici erano stati sostituiti da faretti a basso consumo, montati su binari e puntati sulla scrivania come una fila di ubbidienti soldatini. Era come se tutte le testimonianze di Randall Slade e del suo regno al Sunset Ranch fossero state rimosse.
«No, grazie.» La risposta le guadagnò un’occhiata fulminea e l’abbozzo di un grugnito da parte di Logan. Sophia sorrise tra sé: si sarebbe aggrappata anche alle più piccole vittorie.
Avrebbe voluto che fosse stato Luke ad accoglierla, ma aveva dovuto anticipare l’arrivo di qualche giorno e, forse, era un bene che il confronto con Logan fosse avvenuto immediatamente, piuttosto che restare col fiato sospeso. L’incontro con Luke sarebbe potuto avvenire in un clima sereno, visto che il peggio lo stava affrontando adesso. «Mi dispiace per tuo padre» offrì per rispetto al ricordo di Randall Slade. «Era un brav’uomo. Deve mancarti molto.»
Dietro la scrivania, l’espressione impassibile di Logan non vacillò. «Non siamo qui per discutere del mio rapporto con mio padre.»
«Non vuoi neanche accettare le mie condoglianze?» Sophia parlò a bassa voce, ferita da quell’atteggiamento. «È sempre stato gentile con me.»
Quando si mise a sedere sulla poltroncina girevole, la pelle cigolò sotto il suo peso. «È sempre stato gentile con le donne Montrose, a spese della mia famiglia.»
Sophia era alta uno e settanta senza tacchi, eppure Logan, seduto alla scrivania con quegli occhi penetranti fissi su di lei, appariva molto più imponente. Cercò di deglutire il nodo in gola; la perdita della madre era ancora troppo dolorosa. Sapeva che Logan non l’aveva mai potuta vedere; comunque fosse, poteva anche odiare lei, ma non gli avrebbe permesso di parlare male di Louisa. «Mia madre è morta qualche mese fa, Logan. Mi manca molto, come sono sicura che a te manchi tuo padre. Fammi la cortesia di tenere per te le tue idee su quello che credi di sapere.»
«Io so la verità, Sophia. E non c’è modo di addolcire la pillola.» Il suo tono era convinto. «Tua madre ha avuto una relazione con mio padre, proprio sotto il naso di mia madre. Louisa puntava al suo denaro e lui era troppo accecato dalla sua bellezza per capire il suo gioco. Da quel momento la nostra famiglia non è più stata la stessa; ci ha praticamente distrutto.»
Sophia lasciò vagare lo sguardo fuori dalla finestra, verso la terra e le scuderie dove venivano allevati splendidi cavalli che venivano poi venduti al miglior offerente; il lodge, situato poco più in là, era un resort privato progettato per accogliere ospiti d’élite che volevano vivere un’esperienza tipica da ranch, senza rinunciare alle comodità.
I fratelli Slade – Justin, Luke e Logan – avevano subito la perdita di entrambi i genitori, ma ognuno poteva contare sugli altri due, mentre Sophia era completamente sola. Era dispiaciuta per il dolore che gli Slade avevano dovuto sopportare, ma ciò che era successo tra sua madre e Randall Slade era complicato e niente affatto facile da spiegare. «Mia madre ha salvato il matrimonio dei tuoi genitori.»
«Hai messo troppe piume in capo, Sophia» replicò secco lui. «Tutto quell’andare in giro mezza nuda sui palcoscenici di Las Vegas deve averti dato alla testa.»
Il suo sguardo trionfante la attraversò come una lama. Non avrebbe dovuto sorprendersi che fosse al corrente del suo passato da showgirl; era riuscita a tenere un basso profilo per molto tempo, ma quando la madre si era ammalata Sophia aveva dovuto compiere scelte difficili per mantenere entrambe, e non se ne vergognava. Chiunque in Nevada sapeva del suo matrimonio-scandalo con un vecchio miliardario; quella che doveva restare un’unione privata era diventata una manna per le riviste, quando la notizia era trapelata: persino a Las Vegas, una showgirl di ventisei anni che sposava un magnate del petrolio di settantuno non passava certo inosservata.
«Il mio matrimonio e il mio ultimo impiego non ti riguardano» rimarcò a bassa voce. Aveva il cuore pesante e non aveva spazio per altre preoccupazioni, non al primo giorno al ranch. Ci sarebbero state altre battaglie, di questo poteva esserne certa, ma quel giorno non se la sentiva di discutere con lui.
Lui la studiò di nuovo da cima a fondo, questa volta con più calma, come se la stesse catalogando: le lunghe ciocche di capelli neri che sfuggivano al severo chignon, gli occhi del colore dell’ambra, le labbra piene. Indugiò sulla sua bocca, e Sophia si chiese se stesse ricordando il bacio che si erano scambiati al liceo. Quello che l’aveva lasciata senza fiato, desiderosa di qualcosa di più. Quello che Logan aveva usato per umiliarla. Non era mai riuscita a lasciarsi alle spalle quel primo bacio, né il dolore che le aveva procurato.
«Sei bella, Sophia» era tutto ciò che il diciassettenne Logan le aveva detto quando l’aveva abbracciata dietro la scuola. Si era premuto contro di lei e l’aveva baciata come se fosse nato solo per quello. Era stato un contatto glorioso, dolce e appassionato. Sophia era stata travolta da sensazioni inaspettate; d’istinto, gli aveva allacciato le braccia intorno al collo e lui aveva continuato a baciarla, finché non erano stati interrotti dalle risate che provenivano da dietro l’angolo. Logan si era staccato da lei di scatto e l’aveva fissata solennemente negli occhi per un breve momento congelato nel tempo, prima di lasciarla, ancora stordita, per raggiungere i propri amici.
Il giorno dopo, in tutta la scuola non si era parlato d’altro che della scommessa che Logan aveva fatto coi suoi compagni: se l’avesse baciata, Sophia non l’avrebbe respinto. Sophia era facile, proprio come sua madre.
A dodici anni di distanza, era uno scorno scoprire che Logan aveva ancora su di lei un effetto sconvolgente. Come avrebbe voluto non essere mai stata attratta dal fratello maggiore di Luke!
Lui proseguì il suo attacco visivo con uno sguardo che le percorse la scollatura del pudico abito estivo che portava, indugiando sul petto abbondante. Per quanto tentasse, i vestiti non potevano celare la pienezza dei suoi seni: erano evidenti qualsiasi cosa indossasse, e in effetti era arrivata a considerare una riduzione chirurgica, in un periodo in cui portare del cibo in tavola e pagare i conti dell’ospedale non erano stati una priorità. Tuttavia, il corpo formoso e il tipico aspetto ispanico l’avevano aiutata quando più contava, perciò non poteva lamentarsi.
«Che hai combinato» la provocò al termine di quell’intenso scrutinio, «gli hai fatto venire un infarto a letto, al vecchio?»
Già tesa per quell’esame prolungato, Sophia sussultò. Era un insulto bello e buono, per come l’aveva formulato: preferiva pensare il peggio di lei piuttosto che offrirle anche solo un briciolo di rispetto. «Non è morto, grazie al cielo. Noi... abbiamo divorziato.»
Logan la studiò ancora per un istante. «Matrimonio breve. Gordon Gregory è stato abbastanza sveglio da siglare un accordo prematrimoniale?»
«Non sono affari tuoi, ma sono stata io a volerlo.»
Appoggiatosi allo schienale della poltroncina, Logan scoppiò a ridere. «Non mi fai fesso, Sophia. Tu sei esattamente come tua madre.»
«Ti ringrazio, lo prendo per un complimento: mia madre era una donna straordinaria.»
Il sorriso scomparve dal volto di Logan. Si sporse in avanti per appoggiare le mani sulla scrivania, tutt’a un tratto serio. «Ascolta, ti propongo un accordo. Intendo
