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Dalla CALABRIA alla LUNA

@ramarino

Solchi nella memoria

Il tempo ha modellato un paesaggio lunare che oggi racconta le antiche storie del territorio

LO SGUARDO SI PERDE tra i profondi solchi nelle rocce argillose, opera d’arte plasmata dall’acqua che in cinque milioni di anni ha disegnato un paesaggio lunare, che a prima vista si fa fatica anche a percepire come reale. Solchi che raccontano storie antiche di pastori, “banditi”, pignatari, poeti e registi, che ammaliano lasciando da parte l’estetica da cartolina ma con un forte carattere agricolo, concreto.

Non siamo sulla luna e neanche in Palestina ma in Calabria, a Cutro, comune italiano con oltre novemila anime in provincia di Crotone, un tempo conosciuta come granaio del meridione e tutt’ora nota per il suo ottimo pane. Cutro ebbe il titolo di città nel 1575 dal re Filippo II di Spagna; il merito va a Giovanni Leonardo Di Bona, noto anche come Leonardo da Cutro, campione di scacchi “d’Europa e del Nuovo Mondo” che, al posto di un grosso premio in denaro, chiese il riconoscimento per il suo paese natale e che i suoi abitanti fossero esentati dal pagamento delle tasse per vent’anni.

A Cutro tutto parla, in latino, che si riferisce probabilmente ai vasai – deriva proprio dal fatto che l’abitato sorge su un terrazzamento argilloso che si è formato con l’accumulo di depositi marini del Pleistocene, una delle fasi più antiche nella scala dei tempi geologici, che va da 2,58 milioni di anni a 11mila e 500 anni fa. Quello di Cutro è il più importante tra i quattro “terrazzi del Pleistocene” del crotonese, non solo perché il più alto (fino a 242 metri slm) e il più esteso, ma anche per via della particolare stratificazione che prende il nome scientifico di “argilla marnosa di Cutro”, la stessa che caratterizza anche gli altri tre terrazzi: San Leonardo di Cutro-Le Castella, Campolongo-Isola di Capo Rizzuto e Crotone-Capocolonna, con il geosito di importanza mondiale di Vrica. Dimenticate per tanti anni, queste formazioni sono tornate alla ribalta grazie all’impegno dell’associazione “Calanchi del Marchesato” che nel 2010 ha scongiurato il pericolo dell’installazione di una discarica che li avrebbe deturpati. Alcuni giovani local – Domenico Colosimo, Umberto Ferrari, Francesco Galatà, Alessia Krizia Nicolazzi, Maria Teresa Nardo, Maria Elena Iembo, Maria Teresa Di Napoli, Antonio Olivo e Massimo Migale –, appresa la notizia della minaccia, decisero di fare un sopralluogo sui calanchi e, una volta raggiunta la balconata che affaccia sulle “dune gialle” citate anche da Pasolini, si resero conto che quel posto così affascinante avrebbe meritato ben altra considerazione visto il particolare valore geologico, paleontologico, paesaggistico, storico e culturale.

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