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Intelligenza ARTIFICIALE

’Artificial Intelligence, meglio conosciuta con l’acronimo IA, è un’espressione che usò per primo John McCarthy nel 1955 insieme a Claude Shannon, Nathaniel Rochester e Marvin Minsky. In quel periodo, Frank Rosenblatt, psicologo americano, ideò un congegno elettronico, il Perceptron, che si basava su princìpi biologici, e iniziò a ipotizzare che, un giorno, questo dispositivo sarebbe potuto arrivare a un livello di apprendimento talmente avanzato da essere in grado di distinguere l’immagine di un gatto dall’immagine di un cane. Una delle ambizioni dell’uomo è sempre stata quella di ideare una macchina che possieda una parvenza umana. Ambizione che viene forse dal fatto di sentire il bisogno di creare qualcosa a partire da noi stessi. Se queste macchine autonome, che stanno vivendo un periodo di pre-umanesimo, dovessero farci la domanda «Da dove veniamo?», noi non potremmo mostrare un codice di programmazione, perché non esiste! Sono solamente regole affiorate dai dati e sprovviste di una spiegazione. Simo noi i creatori. Ma quando ci relazioniamo con le macchine, non abbiamo ancora un codice neutrale con cui descrivere fenomeni artificiali. Per l’uomo, apprendere signifi-ca modificare

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