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Il ritorno degli STREGONI

Stregoneria: una parola nota a tutti, eppure ai più sconosciuta, relegata a qualche leggenda metropolitana o alle trame di film e serie tivù. Come non pensare a Harry Potter, probabilmente lo stregone (o mago, per via della confusione che ha reso le due figure simili) più noto dell’ultimo ventennio, nato dalla penna di J. K. Rowling? Sebbene i romanzi di Harry Potter e i rispettivi film ci mostrino un mondo fantastico in cui streghe e stregoni hanno pressoché la stessa importanza e le figure dei maghi siano accomunate a quelle degli stregoni, la realtà è ben diversa.

Prima di soffermarmi sulla figura e sul ruolo dello stregone, vediamo che cos'è la stregoneria, poiché senza una basilare conoscenza del fenomeno non è possibile soffermarsi con la dovuta attenzione sui motivi che hanno reso tanto più celebri le streghe che gli stregoni. Entriamo nel merito della materia dal punto di vista storico-antropologico fino a giungere ai giorni nostri, periodo nel quale la stregoneria sembrerebbe essere rinata, come un seme che germoglia dopo aver resistito indenne al passare del tempo.

Ci sarà una forte impronta folkloristica, poiché oggi molti stereotipi sul nu-mero dei processi alle streghe, sull’Inquisizione e sui metodi d’indagine sono caduti, mostrandoci un quadro meno cruento, seppur inaccettabile.

CHE COS’È LA STREGONERIA

Normalmente, con il termine «stregoneria », si intende l’arte di streghe e stregoni, ossia l’insieme delle pratiche (rituali, comportamenti, usi e costumi), proprie di queste misteriose e temute figure. Più nel dettaglio, il Dizionario Treccani ci spiega l’etimologia del termine «strega» nel seguente modo: «stréga s. f. [lat. stréga, der. (come variante pop.) di strix-igis “civetta”]». Non è affatto strano l’accostamento tra la figura folkloristica della strega, principalmente di stampo medievale, e il rapace notturno anch’esso vittima della superstizione popolare. La civetta è notoriamente nota per essere considerata portatrice di sventura, tanto che ancora oggi è possibile rintracciare, nelle zone rurali d’Italia, soprattutto nel Cilento (in Campania), superstizioni legate al suo canto: «Se la civetta canta, qualcuno deve morire». Allo stesso modo le streghe, che secondo il folklore operavano di notte, lontane dalla luce

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