MAXIM ITALIA

Serve lo slancio verso un cinema SEXY

Stefano Accorsi, bolognese, 48 anni, da 28 nel cinema, in televisione e a teatro, 45 titoli di film inclusi due cortometraggi e una web serie. L’esordio sullo schermo con Pupi Avati nel 1991 con Fratelli e sorelle, l’esplosione dopo molte altre performance tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo con Radiofreccia di Luciano Ligabue, L’ultimo bacio di Gabriele Muccino e Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, nuova fase di una carriera folgorante. Da numero uno. Prossimi appuntamenti: dal 4 ottobre sulla piattaforma Sky Atlantic con 1994 e dal 19 dicembre nelle sale cinematografiche con La Dea Fortuna di Ferzan Özpetek (Edoardo Leo e Jasmine Trinca nel cast). In questa intervista a Maxim Accorsi riprende il filo della sua esperienza e delle sue emozioni, nel passaggio dal successo alla progressiva e rotonda maturazione artistica: con il gusto della confessione e della rivelazione.

Radiofreccia, L’ultimo bacio, Le fate ignoranti. Con Luciano Ligabue, Gabriele Muccino e Ferzan Özpetek sei passato attraverso due secoli, XX e XXI e diventato un protagonista del secondo. Come ripensi a quegli anni?

Praticamente parliamo degli anni della “prima ondata”. Ci ripenso sempre con grande affetto, nel senso che il fatto di poter vivere una sensazione del genere sia una cosa molto rara. Lo faccio con affetto anche perché è stato un momento inaspettato: il fatto che da quei film nascesse un successo così importante, immediato, esplosivo con un cinema italiano del quale anche allora come da sempre si diceva che fosse in crisi, a parte alcuni sprazzi nei quali si parlava di “primavera del nuovo cinema italiano”. Allora mi sentivo ripetere “ma perché, ma chi te lo fa fare...” eccetera. Ecco, affetto non solo per quei tre film ma anche perché penso che sia stata un’esperienza più unica che rara... Oggi alle volte i film ottengono il successo in modo anche diverso: penso che oggi quel successo lo si raggiunga anche nel tempo grazie alle piattaforme televisive - poi questo discorso lo riprenderemo dopo - e ad altri supporti; magari la sala diventa un indicatore di tendenza, con un pubblico attivo che sicuramente fa sentire la sua presenza anche se gli incassi sono molto minori rispetto a quegli

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